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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "virus" asiatico che si abbatte su Italia ed Europa

La continua inazione della Banca centrale europea, spiega MAURO BOTTARELLI, potrebbe lasciarci senza difese di fronte a nuovi rischi che vengono soprattutto dall’Asia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Dopo il “mercoledì da leoni”, sostanziatosi in nulla più che una parata di slides e cifre senza una copertura finanziaria e soprattutto senza l’ok dell’Ue (fattispecie quest’ultima immediatamente sottolineata dal ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan), oggi per Matteo Renzi è il “lunedì da zerbino”, ovvero andrà in pellegrinaggio da Angela Merkel a farsi benedire il programma di governo, come un servo della gleba di medievale memoria. Tant’è, a questo siamo ridotti. E non da oggi. A nessuno, immagino, sarà però sfuggito come alla vigilia di questa visita la Bce abbia tirato una bella coltellata alle spalle all’Italia, garantendo di converso un assist solo da spingere in porta alla Cancelliera tedesca, quando ha avvertito il nostro Paese che «non ha compiuto progressi tangibili sulle misure aggiuntive di risanamento dei conti pubblici chieste dalla Commissione europea nelle sue raccomandazioni. È importante che vengano fatti i passi necessari». Così ha stigmatizzato la situazione l’Eurotower nel suo bollettino mensile, mettendo enfasi sulla necessità di portare il debito pubblico su una traiettoria di riduzione, come chiesto dall’Ue nella sua recente analisi sugli squilibri macro economici.

Per la Bce, «la raccomandazione della Commissione del novembre 2013 indicava la necessità di ulteriori misure di risanamento per assicurare l’osservanza del Patto di stabilità e crescita, cioè per conseguire l’obiettivo di medio termine di un bilancio strutturale in pareggio nel 2014 e assicurare progressi sufficienti verso il rispetto del criterio per il debito durante la fase di transizione». E su questo la valutazione della Banca centrale non è rassicurante: «Finora non sono stati compiuti progressi tangibili per quanto riguarda la raccomandazione della Commissione. In prospettiva, è importante effettuare i necessari interventi affinché siano soddisfatti i requisiti previsti dal meccanismo preventivo del Patto di stabilità e crescita, soprattutto per quanto riguarda la riconduzione del rapporto debito/Pil su un percorso discendente, come segnalato anche di recente dalla Commissione europea nel contesto dell’esame approfondito sull’Italia».

Io ora mi chiedo: ma cosa vuole la Bce? E, soprattutto, con che coraggio parla e bacchetta gli altri quando con la sua criminale inazione sta spedendo l’eurozona in deflazione conclamata, destino che ci aspetta dietro l’angolo visto che sarà la crisi cinese in atto a farci importare quel veleno mortale che ha devastato il Giappone per vent’anni? Non lo dico io, lo dice l’indice Hicp di Eurostat, in base al quale 23 Stati europei su 28 hanno registrato un calo dei prezzi negli ultimi sette mesi. Dato che ha fatto dire al capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, che «il rischio della deflazione è ora definitivamente di fronte a noi».

Da giugno dello scorso anno a oggi l’inflazione si è mossa a un tasso del -1% in Francia, del -2% in Olanda, Belgio e Slovenia, del -4% in Italia, Spagna e Portogallo, del -6% in Grecia e del -10% a Cipro. Le stesse Svezia e Svizzera sono già in deflazione. Proprio una manna per i Paesi del sud Europa, già alle prese con disoccupazione di massa e che ora, con la Germania a inflazione zero, devono spingere ancora di più sul tasto della svalutazione interna, devastando le proprie dinamiche e, di fatto, accelerando l’ingresso in deflazione conclamata. In compenso, le traiettorie del debito attraverso l’effetto del denominatore sono in perenne crescita, stante il Pil di molte nazioni piatto o in contrazione.

Stando a dati del Fmi, l’Italia nonostante l’avanzo primario ha visto il suo debito salire dal 119% del Pil al 133% dal 2010 a oggi, mentre la dinamica portoghese è passata dal 94% all’attuale 129%. E lo stesso Fmi ha detto chiaro e tondo che quando il tasso di inflazione scende sotto lo zero, le economie con carichi di debito pubblico/privato alto vanno incontro a effetti letali. E la Bce cosa fa, nonostante il suo target per il tasso di inflazione sia attorno al 2%? Niente, aspetta che le forze deflazionarie entrino con i carrarmati. Poi, forse, farà qualcosa. Quasi certamente, di sbagliato.

Guardate questo grafico rispetto alla creazione di massa monetaria M3 e di prestiti al settore privato nell’eurozona: a oggi siamo già messi peggio del Giappone a inizio 1998, con i prestiti in contrazione del 2,3%, la creazione di massa monetaria a zero e la disoccupazione fissa sulla percentuale record del 12%.