BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ In Germania Renzi pesca il "jolly"

Pubblicazione:martedì 18 marzo 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 18 marzo 2014, 8.14

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

È un argomento forte oggi sia nelle capitali europee sia nelle istituzioni dell’Unione che mai come adesso hanno mostrato una tanto profonda crisi di legittimazione. Le elezioni s’avvicinano, nessuno dei leader al governo vuole perderle perché, nonostante non abbiano un impatto politico diretto, sono pur sempre delle rilevanti consultazioni popolari. E, soprattutto, nessuno vuole trovarsi davanti alla vittoria del partito trasversale degli anti-euro. Se così fosse, infatti, le conseguenze sarebbero per forza di cose pesanti non solo a Bruxelles, ma anche nei singoli paesi. È questo il vero ragionamento che Renzi ha fatto sia a Hollande, sia alla Merkel, al di là delle cifre e delle tecnicalità lasciate ai ministri. Ha detto in sostanza: “Volete davvero che in Italia vinca Beppe Grillo? Se è così allora picchiate pure, ma sarà un bagno di sangue. Altrimenti, datemi tempo e lasciatemi lavorare”. E il tempo glielo hanno concesso. Bon gré mal gré.

La Germania, uscita vincitrice dalla recessione e dalla “guerra dello spread”, adesso ha tutto l’interesse a lasciare che cento fiori fioriscano (per citare un famoso motto maoista). Non significa certo mollare la presa, né, tanto meno, una svolta teorica. Ma vuol dire che oggi ha più spazio di manovra, sapendo che le è possibile sempre tirare il freno, nessuno glielo può impedire. Ha salvato la Spagna alle sue condizioni. Ha messo in riga la Grecia. Ha imposto a Cipro una sorta di area monetaria di serie B (il controllo dei capitali doveva essere temporaneo invece va avanti da un anno): l’isola è stata usata come cavia per sperimentare salvataggi bancari pagati anche dai risparmiatori e un purgatorio monetario dove mettere i reprobi in attesa di scontare la loro pena. Ma Berlino non può permettersi che l’Italia precipiti in una spirale perversa, perché davvero sarebbe mettere fine all’Unione europea nella versione germanica e, probabilmente, in qualsiasi altra versione.

Ciò offre a Renzi un grande vantaggio rispetto ai suoi predecessori i quali hanno già fatto il “lavoro sporco” (soprattutto Monti) e gli hanno aperto la strada. Se la ripresa comincia davvero, se i 10 miliardi di risparmi fiscali per i salari medio-bassi si traducono in 8-9 miliardi di consumi essenziali, allora si potrà avviare una fase nuova. Gli ottimisti dicono che, mettendo insieme il risultato economico e la legge elettorale, Renzi potrà restare a lungo al governo. Chissà. L’Italia non ha mai funzionato così. I tedeschi ricordano che la Merkel ha trattato con Berlusconi, Prodi, Monti, Letta e adesso Renzi; dunque, preferiscono essere prudenti. Eppure Frau Angela è rimasta “molto colpita” e s’è sbilanciata: “C’è un cambiamento strutturale”, ha detto. Quel toscanaccio dalla lingua sciolta, che talvolta fa il monello alla Benigni, ha conquistato anche lei?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.