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Economia e Finanza

ISEE 2014/ Tutte le "trappole" del nuovo indicatore

ANDREA LAGRAVINESE commenta i cambiamenti previsti per l'Isee, l'Indicatore della situazione economica equivalente: serve davvero allo scopo per il quale è stato creato?

L'InpsL'Inps

L’istituzione della certificazione Isee, che sta per “Indicatore della situazione economica equivalente”, risale nella sua forma completa al 2000. Il suddetto istituto, creato e strutturato dalla Commissione parlamentare Affari sociali e Finanze e approvato da un Decreto legge del Governo di allora, è l’unico strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate ed è gestito dall’Inps (rimane un mistero perché la gestione non è stata affidata all’Agenzia delle Entrate). Nel tempo la richiesta di siffatta attestazione ha avuto sempre di più un impiego da parte gli enti pubblici (scuole pubbliche, università, comuni, regioni, ecc.), ed è andato gradualmente a sostituire l’autocertificazione dei redditi o la presentazione del cittadino della propria annuale denuncia.

Il calcolo dell’Indicatore sopra citato presuppone una dichiarazione sostitutiva che l’utente esegue, assumendosi la responsabilità, anche penale, di quanto dichiarato e può essere presentata presso l’ente che fornisce la prestazione sociale agevolata, al Comune, a un Centro di assistenza fiscale (Caf) e all’Inps (soltanto in via telematica). A differenza delle varie denunce fiscali che riguardano esclusivamente il soggetto individuale, l’Isee considera la situazione patrimoniale (quindi non solo il reddito), di tutto il nucleo familiare, cioè le persone presenti nello “Stato di famiglia”. Per comporre tale ammontare patrimoniale è necessario assommare in percentuali diverse, delle quali non sto dilungarmi nella descrizione, i redditi (essenzialmente escluse le pensioni sociali, d’accompagnamento, borse di studio e redditi esteri), di ogni membro del nucleo, il valore degli immobili posseduti valutati a fini Imu (escluse le case d’abitazione con una franchigia), il valore dei c/c bancari, postali, titoli e assicurazioni sulla vita. A queste poste negative per chi richiede la certificazione vanno detratte le poste positive, che sono i mutui e gli affitti passivi. Altre detrazioni in percentuale riguardano i disabili e i genitori single di figli minori. Il tutto “shakerato” per ottenere questo dai più incomprensibile indicatore.

Lasciamo perdere la fatica per applicare e gestire negli anni questo strumento, sia da parte dei creatori, sia degli operatori addetti al rilascio (Caf, Comuni, ecc.), sia soprattutto dei richiedenti. Evitiamo pure un’analisi sulla congruità e giustizia sociale con la quale si raggiunge il calcolo e il valore finale del rilevatore in oggetto. Concentriamoci, piuttosto, sull’utilità di questo mezzo atto alla rilevazione di una situazione economica di coloro che ne fanno richiesta. Prima di tutto la dichiarazione Isee non è obbligatoria presentarla: si fa solo nel caso in cui si debba usufruire a minor costo di un certo servizio pubblico. Da qui appare evidente che chi sta bene a “soldini” non si sognerà mai di far sapere il valore del suo patrimonio all’Inps, cioè allo Stato, poiché comunque la prestazione la paga per intero: quindi da certi punti di vista è come sparare sulla Croce Rossa.