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SPY FINANZA/ Cina e Ucraina, due "siluri" per Draghi e l'Italia

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C’è una cosa che in molti non sanno e che invece va tenuta presente e non si tratta degli oltre 600 milioni di dollari in bond corporate ucraini che andranno a scadenza da qui a metà luglio: c’è che, al netto dei soldi promessi a Kiev dall’Occidente, i primi 3 miliardi di aiuti al nuovo esecutivo finiranno dritti dritti nelle casse di Vladimir Putin. Spingendo di fatto l’Ucraina verso il rischio reale di default, ristrutturazione del debito e bail-in stile Cipro, per ragioni che vi spiegherò tra poco. Ciò che la grande stampa non dice - e forse non sa - parlando di Ucraina e amplificando le minacce Usa nei confronti della Russia dopo il referendum in Crimea, è la natura su cui si basava il vecchio accordo Putin-Yanukovich, quello che l’Ucraina scelse al posto dell’accordo con l’Ue e che scatenò la prima ondata di proteste. Il piano prevedeva infatti sostegno russo all’Ucraina per 15 miliardi di dollari attraverso l’acquisto di bond sovrani di Kiev. Per ovvie ragioni, vi è stato un solo collocamento, il 24 dicembre scorso, poiché il successivo avrebbe dovuto tenersi in febbraio, quando già si era insediato il nuovo governo ucraino.

Era un accordo da 3 miliardi di dollari, denominato però in euro e con i bond tutti sotto legislazione britannica, ovvero con la clausola di pagamento pari passu: se fai default, paghi lo stesso l’intero ammontare, come accaduto per la Grecia con gli hedge funds. Cosa fece però in più la Russia? Mise una clausola mai vista, a fronte dell’accettazione di un rendimento decisamente basso, circa il 5%, con due pagamenti previsti il 20 giugno e 20 dicembre di quest’anno e scadenza 20 dicembre 2015: se la ratio debito/Pil ucraina salirà sopra il 60%, quei bond saranno subito “callable”, ovvero Kiev deve rimborsare tutti i 3 miliardi di ammontare e pronta cassa. Tanto più che essendo sotto legislazione britannica, quei bond possono essere ragione di contenzioso solo presso corti britanniche e Putin mise questa cosa nero su bianco all’atto della stipula del piano d’aiuto, facendola anche passare per una gentilezza nei confronti di Kiev, visto che in questo modo né la Russia, né l’Ucraina avrebbero in alcun modo manipolare verdetti di tribunali domestici.

Ora, al netto del fatto che non si sia mai vista una clausola simile in un accordo su obbligazioni sovrane, resta il fatto che Kiev abbia accettato le condizioni poste da Mosca. All’epoca della stipula la ratio debito/Pil di Kiev era di circa il 40%, ma ora le cose sono cambiate: la Crimea, parte industriale del Paese, è tornata russa e quindi una porzione di economia ucraina è sparita o comunque rischia di sparire, le casse statali languono, le riserve valutarie estere stanno avvicinandosi pericolosamente a quota 11 miliardi di dollari e, soprattutto, quanto accaduto nelle ultime settimane ha provocato un nettissimo rallentamento dell’attività economica. In parole povere, più di un analista ha detto che entro la prossima lettura di previsione o massimo due, il valore della ratio debito/Pil potrebbe essere già a ridosso, se non superiore, al livello posto da Mosca come condizione. A quel punto, se la Russia chiederà il proprio denaro, Kiev dovrà sborsarlo, il tutto in un contesto economico già molto precario.

Certo, vi verrebbe da dire: ci avete invaso, ci avete portato via la Crimea, per noi quel debito è estinto. Vi pare però una motivazione adducibile di fronte a una corte di giustizia, soprattutto britannica, ovvero le più “business&creditors friendly” del mondo? Inoltre, un mancato pagamento di quei bond potrebbe far spaventare i detentori di altri bond ucraini denominati in euro o dollari, con la conseguenza di un aumento dei rendimenti e un crollo dei prezzi di quelle obbligazioni sovrane. E se anche si arrivasse a trovare una corte pronta a dare ragione a Kiev, la Russia avrebbe comunque il diritto di vendere quei bond in suo possesso sul mercato, facendoci anche dei soldi visto il prezzo di favore cui li ha ottenuti all’atto della stipula dell’accordo: cosa succederebbe a quel punto? La corte in questione si sentirebbe di invalidare quel debito, trovandosi adesso nelle mani di un detentore straniero e comunque non russo, magari un hedge fund? E l’Ucraina rischierebbe l’azzardo di non pagare in simili condizioni? Tanto più che sia Usa, che Ue, che Fmi hanno dichiarato di fronte al mondo la loro intenzione di aiutare e sostenere l’economia e le casse di Kiev: un default o comunque un contenzioso su 3 miliardi di debito sovrano, non paiono biglietti da visita granché entusiasmanti per evitare il tracollo del Paese.

Tanto più che, al netto dei miliardi di aiuti finora solo promessi a parole, i tre soggetti in questione - ma soprattutto il Fmi - vorranno mano libera e accesso ai conti: il debito ucraino, insostenibile al netto del rallentamento dell’economia e del dissanguamento delle riserve, potrebbe con ogni probabilità avere bisogno di una ristrutturazione in stile greco, anche per mettere a regime le riforme che sicuramente il Fondo monetario internazionale imporrà al Paese.

Guardate il grafico qui sotto: ci mostra i costi per il servizio del debito su bond detenuti a livello domestico e internazionale dell’Ucraina nell’anno in corso. Come pensate che verrà onorato, solo con i soldi di Ue, Usa e Fmi? No, come per Cipro, si sta già pensando a un bel bail-in, ovvero un prelievo forzoso sui conti correnti per fare cassa: cari ucraini, benvenuti nella logica europea che tanto anelate!

 


COMMENTI
18/03/2014 - Mentre il Congresso è in ferie... (Giuseppe Crippa)

In effetti potrebbe essere vicino il momento di monetizzare i BTP ed acquistare dei titoli di stato russi che ora rendono attorno al 9% (magari dopo aver letto il preannunciato articolo sul mercato obbligazionario sovrano in Europa e sullo spread)…