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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Cina e Ucraina, due "siluri" per Draghi e l'Italia

C’è poi la seconda variabile che potrebbe far deragliare i mercati e trasformare le notti di Mario Draghi in lunghi e interminabili incubi: la Cina, di cui troppo poco si parla rispetto alla magnitudo del problema. Guardate il grafico a fondo pagina: ci mostra gli stati patrimoniali della banche cinesi e Usa messi in comparazione. Soltanto nel quarto trimestre del 2013, gli assets degli istituti di Pechino sono cresciuti da 147 a 151,4 triliardi di yuan, un salto che denominato in dollari equivale a un triliardo giusto giusto di biglietti verdi. Nello stesso periodo, per fare un paragone, le banche statunitensi hanno conosciuto un aumento di “soli” 200 miliardi, quasi tutti iniettati dalla Fed grazie all’ultimo ciclo di Qe. Tornando al grafico, vediamo che dalla fine del 2009 in poi, gli assets bancari negli Usa sono cresciuti di 2,3 triliardi di dollari - tutti frutto della Fed -, mentre quelli cinesi sono più che raddoppiati, passando da 11,5 triliardi di dollari a oltre 25 triliardi di dollari, un record assoluto. Questa cifra si sostanzia in una crescita di circa 3,5 triliardi di dollari l’anno, circa quattro Qe di seguito e cinque volte la crescita di assets finanziari che si registra negli Usa.

E sapete cosa significa questo? Che la Cina è agganciata a quel trend di crescita annuale per generare il suo turbo-Pil di circa l’8%, che ora però comincia a calare sempre di più e sempre più strutturalmente. Ogni riduzione nel volume di quel flow monetario implica conseguenze sulla crescita cinese: la quale, come sapete, influenza quella globale ma anche la stabilità stessa del sistema finanziario mondiale. Speriamo che a Pechino sappiano cosa stanno facendo, altrimenti sono guai davvero: e ieri, tanto per stare tranquilli, si è avuta notizia dell’imminente secondo default corporate cinese in due settimane, con il colosso dell’immobiliare Zhejiang Xingrun Real Estate Co pronto a collassare sotto appena 3,5 miliardi di yuan di debito (circa 566 milioni di dollari), dopo l’arresto del suo principale azionista.

Non sottostimate queste due variabili, sono destinate ad accompagnarci per tutta la primavera, potenzialmente aumentando il rischio di arrivo della deflazione conclamata nell’Ue. A quel punto, qualsiasi mossa decisa dalla Bce sarà tardiva. E inutile. Diventeremo il Giappone della “lost decade”.

 

 

P.S: Ecco la reazione di rublo e mercato azionario russo all'atto presidenziale con cui Obama annunciava le prime sanzioni, quelle limitate ai collaboratori di Putin. Una grassa risata.

 

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COMMENTI
18/03/2014 - Mentre il Congresso è in ferie... (Giuseppe Crippa)

In effetti potrebbe essere vicino il momento di monetizzare i BTP ed acquistare dei titoli di stato russi che ora rendono attorno al 9% (magari dopo aver letto il preannunciato articolo sul mercato obbligazionario sovrano in Europa e sullo spread)…