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GEO-FINANZA/ Il trattato "segreto" che mette in palio Europa e Italia

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Abbondano la scarsità di informazioni provenienti dalla Commissione europea e un’eccessiva “cautela” da parte dei soggetti istituzionali coinvolti (sia da parte europea che statunitense). Si può allora ipotizzare la firma di un accordo cosiddetto a “scatola vuota”, su modello di quello firmato tra Unione europea e Canada, quando, durante un incontro con un membro del Gabinetto del Commissario per gli Affari interni, fu esplicitamente reso noto che al Bepa (Bureau of European Policy Advisers), formalmente incaricato di vegliare sui testi dell’accordo, si era invece in una situazione di stallo e confusione riguardo i contenuti del trattato.

La mancanza di trasparenza e comunicazione ha messo da subito in luce il fatto che i negoziati dovessero svolgersi in forma strettamente segreta, tesi che si è ampiamente confermata quando uno dei soggetti istituzionali direttamente chiamati in causa ci ha “svelato” il quadro e il reale piano d’azione dei negoziati. Sembrerebbe che i negoziati vengano portati avanti da un ristretto gruppo di lavoro (6-7 persone e nessun italiano) della Commissione europea con a capo Paul Nemitz, tedesco, direttore responsabile per i diritti fondamentali e la cittadinanza nella Direzione Generale Giustizia. Va da sé che il soggetto non è di certo stato scelto per le sue attuali mansioni: la propria nazionalità infatti testimonia di quanto l’accordo, da parte europea, sia di fatto a guida tedesca. Il signor Nemitz ha mandato di inflessibilità nel salvaguardare gli interessi europei nella gestione delle trattative, interessi però che riflettono in gran parte quelli della Germania, la quale, dopo aver negoziato bilateralmente le parti dell’accordo che tangono maggiormente i propri interessi, potrebbe lasciar scrivere il resto del trattato agli Stati Uniti.

Questa ipotesi è fortemente avvalorata anche dal fatto che l’unica Direzione generale della Commissione realmente chiamata in causa nelle trattative sarebbe quella del Commissario lussemburghese per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding. Essendo il Lussemburgo un Paese notoriamente subordinato alla Germania, quest’ultima può agire senza incontrare resistenze, evitando allo stesso tempo l’imbarazzo di negoziare con un Commissario tedesco. Di fatto, questa architettura consegnerà definitivamente la guida dell’Europa nelle mani della Germania, la quale diventerà l’unico Paese europeo capace di “emanciparsi” dal vassallaggio statunitense, nel quale invece saranno definitivamente condannati gli altri paesi dell’Unione europea, insieme a tutto il sistema economico e industriale a essi collegato.

Entrando ulteriormente nel merito, sembrerebbe che il signor Nemitz sia l’unica persona autorizzata ad avere voce in capitolo per esporre le posizioni dell’Unione europea, tanto che durante le riunioni bilaterali Usa-Ue nessun membro del gabinetto Barroso è autorizzato a parteciparvi, se non altro come uditore. Inoltre, esisterebbe una comunicazione interna della Commissione che fa esplicitamente riferimento ai rapporti con gli organi di stampa, i quali dovrebbero essere tenuti il più possibile all’oscuro di quanto sta accadendo in questo frangente dei negoziati.

Proprio su quest’ultimo punto si basa infatti tutta l’architettura di una vera e propria messa in scena a discapito della società civile. Esisterebbe infatti, da ambo i lati, un vero e proprio apparato di facciata con il compito di apparire come il vero organo negoziale. In effetti oggi, sulla piazza di Bruxelles, quello che traspare dagli organi di stampa, dai comunicati ufficiali della Commissione, dai Think Tank e dalle altre associazioni governative e non, è il quadro di un accordo che prevede tre gradi di avanzamento (lo scambio di idee, i negoziati, il trattato) durante i quali tutta la società civile (comprendente il mondo dell’industria), le nazioni dell’Unione e lo stesso Parlamento europeo sono chiamati a dare il proprio contributo nei preparativi per la stesura del futuro accordo, che a loro avviso, non dovrebbe avvenire prima di due o tre anni.


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