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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Il "teorema" che ha fatto perdere 135 miliardi all'Italia

Finora si è cercato di ridurre la sovracapacità produttiva licenziando o tagliando i salari. Per MAURO ARTIBANI è giunto il momento di ribaltare questo paradigma

Angel Gurria, segretario generale dell'Oecd (Infophoto)Angel Gurria, segretario generale dell'Oecd (Infophoto)

L’Ocse, in quel di Sydney, dice: “Going for Growth”. “Verso la crescita”, insomma, a tutto dire. Dice pure come: «Proseguire il riequilibrio della tutela del lavoro, spostandola dalla protezione del posto di lavoro a quella del reddito del lavoratore». Come? Beh, bisogna passare attraverso la riduzione del cuneo fiscale e il miglioramento della rete di protezione sociale. Lì dentro sta scritta l’ipotesi di un riequilibrio tra posto di lavoro e reddito per consentire di «migliorare la produttività, in quanto favorirebbe una migliore distribuzione della forza lavoro verso utilizzi più produttivi».

Boh, non mi è del tutto chiaro. Ben più chiaro, tra le righe, si intravvede il neo-precetto: viene ribaltato l’antico principio che sia il lavoro a generare il reddito. Sì, perché quel che la crisi mostra e l’Ocse vuole contrastare sta in un maledetto garbuglio: si licenzia per ridurre la sovracapacità produttiva delle imprese; si remunera poco quel che resta del lavoro che ancora sovraproduce. Et voila: redditi insufficienti ad acquistare quanto prodotto e le sovracapacità restano intatte, anzi aumentano.

Eh già, da questo mix scellerato è nato quel processo di desertificazione industriale che ha portato, nel tempo, alla perdita di oltre 135 miliardi sui ricavi, nel giro di cinque anni. Quello che spaventa, però, non è tanto il fatto che la perdita sia stata cospicua, quanto il fatto che per riuscire a difendere i ricavi, a dispetto dei margini, il sistema industriale italiano ha registrato un cambiamento del proprio DNA: stando alle cifre di Prometeia, infatti, gli utili dell’industria italiana nel 2008 erano quasi 18 miliardi, nel 2013 si sono ridotti a poco più di 4.

Ancora eh già, quando il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa questo è il minimo che possa capitare: l’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, nel 2013, il reddito disponibile è stato pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Giust’appunto, per spezzare quel garbuglio quelli dell’ Ocse mettono in campo “il tentativo di fare azioni per rilanciare imprese e lavoro”. Intendiamoci: che questo s’abbia da fare è un conto, che lo si possa fare con un carico aggiuntivo sulla spesa pubblica credo sia difficile da sostenere. Ma c’è quel nuovo precetto, sdoganato dai Nostri, a fornire un’altra chance: sia il reddito a creare quel lavoro!