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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "giallo" dei mercati svelato da oro e franco svizzero

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La Svizzera torna infatti a essere un rifugio per gli investimenti e anche l’oro, come vi facevo notare due settimane fa, inizia a riprendersi dopo il terribile 2013. Il franco svizzero ha registrato sul finire della settimana un rally contro l’euro, toccando il livello massimo negli ultimi dieci mesi: a farlo correre il timore per i mercati emergenti, dove lo yuan nelle scorse ore ha registrato i minimi storici contro il dollaro a causa delle politiche della Banca del popolo cinese. Il franco ha guadagnato in una sola seduta lo 0,2% a 1,21 contro l’euro, il livello più alto dallo scorso 17 aprile: questo nonostante sia ancora attivo il tetto di cambio a 1,20 posto dalla Banca centrale svizzera nel settembre del 2011 per impedire alla propria valuta di apprezzarsi troppo, con l’effetto di spingere l’economia nazionale a una contrazione.

A spaventare gli investitori è anche la situazione in Ucraina e i timori che si possa ripercuotere sulla Russia e sui paesi occidentali, mentre iniziano a emergere dubbi sulla stabilità finanziaria di Turchia e Argentina. Il che ha messo le ali anche all’oro. Il metallo prezioso è passato da 1.200 dollari all’oncia a fine dicembre agli attuali 1.326, un rally importante che però segue un anno terribile nel quale l’oro è piombato da 1.600 a 1.200 dollari. Gran parte delle perdite subite nel 2013 sono avvenute dopo che la Fed aveva annunciato, a maggio, che il programma di acquisto di bond avrebbe cominciato a rallentare: detto fatto, le principali banche d’affari hanno dato vita a un bel corner che ha fatto crollare il prezzo dei futures, dopo che si cominciava a temere per la stabilità stessa delle bullion banks a fronte di quotazioni altissime e contratti di consegna fisica impossibili da onorare.

E a tale riguardo, il Financial Times ha stranamente ritirato dal suo sito un articolo del 23 febbraio dove si poteva leggere come i corsi dell’oro sarebbero stati oggetto di manipolazione fra il gennaio 2010 e il dicembre 2013. L’articolo è ancora consultabile nella copia cache di Google. Il pezzo si basava sull’analisi di uno studio di consulenza, Fideres, i cui approfondimenti hanno evidenziato che i corsi dell’oro salgono o scendono frequentemente all’inizio di una “conference call” che avviene due volte al giorno fra cinque grandi banche, che poi raggiunge il massimo di questa tendenza al momento della fine della conferenza, prima di subire un’inversione di tendenza. Fideres suggerisce che questo gruppo di banche si renda colpevole di comportamento collusivo, visto che la conference call rileva la procedura del “Gold Fixing”, che permette di fissare il corso dell’oro che servirà per le transazioni di mercato: le cinque banche sono la Deutsche Bank, Hsbc, Barclays, Bank of Nova Scotia e Société Générale. «Questo indica che le banche fanno salire i corsi dell’oro sulla base di una strategia che era probabilmente già stata determinata prima dell’inizio della conference call, in maniera che le loro posizioni esistenti o gli ordini in corso potessero beneficiarne - conclude Fideres -. Il comportamento del corso dell’oro è sospetto nel 50% dei casi. Non è una cosa che ci si attende quando si tengono in considerazione i normali fattori del mercato».

Si suppone che queste banche manipolino i corsi dell’oro per ottimizzare le proprie posizioni in questo valore. I fondi pensione, i fondi speculativi, i traders sui mercati delle materie prime sono i più suscettibili di aver sopportato perdite a seguito di queste eventuali manipolazioni dei corsi. Il regolatore della Borsa tedesca, Bafin, ha avviato un’indagine e chiesto documenti alla Deutsche Bank, la quale lo scorso mese ha indicato che si ritirava dal Gold Fixing : «La Deutsche Bank ritira la sua partecipazione nel processo di fissazione del corso di riferimento dell’oro e dell’argento a seguito di un importante riassestamento delle nostre attività sulle materie prime. Restiamo impegnati sui mercati dei metalli preziosi», si leggeva in un comunicato della banca.


COMMENTI
02/03/2014 - Prezzi veri o aggiustati? (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante che fa riflettere sui meccanismi di formazione dei prezzi oggetto di transazioni borsistiche. Mi piacerebbe che Bottarelli, dopo aver scritto dell’oro, ci parlasse di altri beni quali l’argento, il rame e, perché no, di qualche commodity. Forse davvero l’introduzione di regole più stringenti sulla consegna fisica dei beni potrebbe darci un’economia più “realistica”.