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SPY FINANZA/ Il "giallo" dei mercati svelato da oro e franco svizzero

Pubblicazione:domenica 2 marzo 2014

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Di più, stando a uno studio di Bloomberg, ci sarebbero state inversione dei corsi sospette almeno in due terzi delle occasioni seguite alla conference call in sei anni differenti tra il 2004 e il 2013. Nel 2010, addirittura, grossi scostamenti dei corsi durante il fixing furono negativi per il 92% delle volte. Al netto di questo, alcuni money managers stanno scommettendo che il mercato abbia toccato il fondo alla fine dello scorso anno, dato che titoli, valute e mercato obbligazionario dei mercati emergenti non solo non offrono più i rendimenti d’oro del passato ma sono soggetti oggi a un’inattesa volatilità. Tanto più che, come anticipato nell’articolo di ieri, Janet Yellen, presidente della Fed, ha ammesso che la Banca centrale americana potrebbe riprendere come prima il piano di sostegno all’economia nazionale se la debolezza degli indicatori dovesse persistere, soprattutto a causa del maltempo che ha afflitto gli Usa. Nel frattempo, il maggiore Etf sull’oro scambiato a New York, l’Spdr Gold Shares, è passato dai 115 dollari dello scorso 16 dicembre agli attuali 128 dollari e pare destinato a salire ancora.

Bene, avete mai sentito parlare di un mercato sano dove i titoli azionari sfondano un record al giorno ma l’oro e il franco svizzero vanno contemporaneamente in rally sulle aspettative di crisi e quindi sulla necessità di beni rifugio? Io no e penso che nessuno, nemmeno uno studente di economia al primo anno potrebbe ritenere sostenibile una dinamica simile. Ma si sa, nell’era della grande manipolazione, tutto è possibile. Almeno finché il giochino regge.



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COMMENTI
02/03/2014 - Prezzi veri o aggiustati? (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante che fa riflettere sui meccanismi di formazione dei prezzi oggetto di transazioni borsistiche. Mi piacerebbe che Bottarelli, dopo aver scritto dell’oro, ci parlasse di altri beni quali l’argento, il rame e, perché no, di qualche commodity. Forse davvero l’introduzione di regole più stringenti sulla consegna fisica dei beni potrebbe darci un’economia più “realistica”.