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SPY FINANZA/ Il "giallo" dei mercati svelato da oro e franco svizzero

Pubblicazione:domenica 2 marzo 2014

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Ve lo avevo anticipato giovedì e puntualmente sta avverandosi: Mario Draghi intende prendere ancora tempo prima di agire. A far propendere per questo sviluppo, il dato sull’inflazione dell’Eurozona a febbraio che ha sorpreso tutti, soprattutto alla luce delle indicazioni giunte dal fronte tedesco (+0,5% su mese e +1,2% anno su anno) e di cui abbiamo parlato diffusamente. L’indice dei prezzi al consumo nell’area euro dovrebbe attestarsi allo 0,8%, confermando il dato di gennaio, secondo le stime flash pubblicate venerdì da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue. Una stima che si confronta con il +0,7% previsto dagli economisti.

Nello specifico dei diversi settori, alimentazione, alcolici e tabacco dovrebbero aver registrato l’aumento maggiore (1,7% contro l’1,5% di gennaio), seguiti dai servizi (1,3% rispetto all’1,2% di gennaio) e dai prodotti industriali con esclusione di quelli energetici (0,6% in confronto allo 0,2% di gennaio). Nel settore energetico, l’inflazione dovrebbe rimanere con il segno negativo: a febbraio dovrebbe passare al -2,2%, rispetto al -1,2% di gennaio. Segno che la ripresa non c’è, a meno che le fabbriche e le aziende non abbiano trovato fonti energetiche alternative per far funzionare le macchine.

Il dato è in contrasto con le indicazioni emerse dai numeri tedeschi, spagnoli e italiani e supporta la visione in base alla quale la Bce resterà ferma nel prossimo meeting del 6 marzo, di fatto facendo diminuire e non poco le probabilità che nel prossimo meeting dell’Eurotower il Consiglio direttivo possa promuovere nuove misure non convenzionali a sostegno delle attività economiche. D’altronde, l’euro/dollaro schizzato sopra quota 1,38 sembra riflettere questa incertezza. Insomma, da Draghi ci si può attendere manovre minori, come ad esempio il tasso sui depositi oppure la decisione di bloccare la sterilizzazione degli acquisti attraverso il programma Smp, mossa quest’ultima già benedetta anche dalla Bundesbank. Ma qualcuno azzarda.

È il caso di Jonathan Loynes, economista di Capital Economics, il quale non solo non esclude che le previsioni della Bce sull’inflazione media all’1,1% quest’anno e all’1,3% il prossimo possano essere riviste al ribasso, ma ritiene anche che ci siano ancora buone possibilità perché l’Eurotower operi o un piccolo taglio dei tassi di interesse, andando di fatto a zero, o qualche forma di allentamento quantitativo. Pochi giorni e lo scopriremo. In compenso, cominciano a giungere segnali che la tensione sui mercati sta salendo, a dispetto dei record di Wall Street garantiti dall’atteggiamento a dir poco ondivago della Fed sul cosiddetto “tapering”.


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COMMENTI
02/03/2014 - Prezzi veri o aggiustati? (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante che fa riflettere sui meccanismi di formazione dei prezzi oggetto di transazioni borsistiche. Mi piacerebbe che Bottarelli, dopo aver scritto dell’oro, ci parlasse di altri beni quali l’argento, il rame e, perché no, di qualche commodity. Forse davvero l’introduzione di regole più stringenti sulla consegna fisica dei beni potrebbe darci un’economia più “realistica”.