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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Sapelli: gli Usa "scaricano" Renzi e condannano l'Italia

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Il sentiero stretto di Renzi è questo e solo questo. E tutto ciò non è possibile conservare anche applicando le misure che molti, tra cui chi scrive, hanno invocato per ridurre il debito quanto basta per muovere subito verso gli albori della crescita senza rinegoziare i trattati europei: dalla cartolarizzazione del debito alla vendita dei beni immobili statali obsoleti. Renzi deve decidersi.

Non parliamo, poi, del Fiscal compact, che renderà un deserto l’economia europea. E non parliamo della prossima Unione bancaria, che non consentirà di dar vita a qualsivoglia intervento di salvataggio delle banche in dissesto condividendone gli oneri tra le nazioni europee, avvantaggiando in tal modo l’oscurità delle banche tedesche, di cui si proteggono gli asset tossici e la non trasparenza, penalizzando tutte le altre banche con conseguenze inimmaginabili.

Wolfgang Munchau, il 17 marzo, ha sollevato questa questione sul Financial Times e ha invocato la non applicazione della tanto strombazzata Unione bancaria. Renzi sembra consapevole di queste questioni, ma deve tradurre la consapevolezza in azione. Padoan non ha mosso un dito: eppure viene dal Fmi e dall’Ocse, che hanno cambiato linea di politica economica in questi ultimi tempi e criticano l’austerità europeo-teutonica con intelligenti argomentazioni. Insomma, tutto tace. Non si fa un passo innanzi sulle questioni di prospettiva.

Ebbene, è vero che la pressione delle prossime elezioni europee è forte e bisogna mandare messaggi rassicuranti anche se non si cambia nulla. Ma così si gioca con il fuoco. Lo scambio politico, che è la vera cifra politica renziana, si è messo in atto: non si incide con il bisturi in Europa, ma si danno - in cambio di riforme di lungo periodo e di difficile ma indispensabile attuazione - riforme invece dirette a soddisfare le esigenze di ampi strati di popolazione a cui il Premier si rivolge direttamente: ossia si agisce sull’Irpef come si agisce sul mercato del lavoro assicurandosi l’appoggio dei sostenitori della sua liberalizzazione anche senza un sostegno sociale che elimini il precariato.

A me pare, insomma, che si sia cambiato registro, quasi come ci si fosse spaventati di qualcosa. La ragione è nella straordinaria debolezza nordamericana in Europa e in Italia. Intendiamoci: gli Usa hanno ormai una presa diretta in Italia: comandano. E senza passar dal voto comandare è tanto più facile! Comandano con esponenti locali attenti alle loro esigenze. Io sono convinto che oggi, non ieri, le esigenze degli Usa in Italia siano le giuste esigenze dell’Italia, e ciò in politica estera e non per quel che riguarda la divisone internazionale del lavoro, beninteso. Ora il Mediterraneo è in fiamme e noi italiani abbiamo bisogno della loro difesa come loro hanno bisogno delle nostre basi e del nostro benessere sociale ed economico. I tedeschi ne hanno bisogno anch’essi, ma non lo comprendono perché sono di nuovo dominati dallo spirito di potenza. Mai come in questo momento il keynesismo di Obama e Bernanke e Mrs. Yellen , come ho più volte scritto, è essenziale per non essere desertificati dalla deflazione tedesca e dalla distruzione del nostro sistema di protezione sociale.