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Economia e Finanza

IL CASO/ Renzi-Ue, gli "accordi" che preparano svendite e tagli di spesa

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Il vero problema che disturba il sonno di Matteo Renzi è che mentre finora si era potuto contare sul danaro a basso costo immesso nel sistema bancario dalla Bce, dopo le recenti sentenze della Corte costituzionale tedesca, ultima quella che mette in un limbo il “bazooka” di Draghi, cioè la possibilità di comprare “illimitatamente” titoli di debito pubblico sul mercato secondario (programma Omt), i margini di flessibilità dei governi con grande debito pubblico si sono ridotti al lumicino. È vero che l’Italia dal maggio 2013 è uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, ma è anche vero che finora delle riforme strutturali si sono sentiti solo alcuni titoli e qualche annuncio.

Quel che preoccupa è che Renzi, in un assolo smagliante di seduzione mediatica, ha ingannato gli italiani (i tedeschi hanno detto “prima vedere soldi, poi dare cammello”) facendo credere che il suo governo è spalleggiato dalla Germania. Renzi ha, invece, adottato pienamente la dottrina tedesca dell’ordoliberalismo, nata nella Scuola di Friburgo tra le due guerre, che fissa quali debbano essere le priorità, perché i mercati operino senza ostacoli: prima va rassettata la “casa nazionale”, e solo dopo verranno la cooperazione, la solidarietà, e comuni regole di uguaglianza sociale. Quindi, in una massima mistificazione, si dice Europa ma si legge “governi” riuniti nel Consiglio, che adottano qualsiasi decisione poi data in gestione alla burocrazia dell’Unione europea (Barbara Spinelli).

Finora i governi hanno fatto ben peggio di quanto il funzionalismo di Delors riuscì a fare nel suo decennio di regno europeista (1985-1995). Se a quel tempo il sostegno popolare per l’Europa era diffuso ed entusiasta, oggi è drammaticamente precipitato a meno del 30% dei cittadini europei. L’ingiustizia sociale asimmetrica, gli errori gravi di valutazione e gestione delle crisi politiche dei paesi del vicinato (Ucraina, Siria, Egitto, Palestina, Turchia, ecc.), l’umiliazione della sovranità democratica “congelata” per dare 4 paesi membri (Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro) in gestione all’ectoplasmatica Troika (Fmi, Bce, Commissione), hanno creato le basi per una rivolta politica anti-europea di vasta scala.

Sebbene Renzi e il suo governo abbiano scelto questa nefasta strada, non è chiaro come risolveranno anche la mancanza di danaro nelle casse pubbliche che già dal 2014 dovranno accantonare circa 50 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 20 anni, per ridurre il debito pubblico di 1/20 all’anno e riportarlo al 60% del Pil.

Per queste ragioni temiamo che dopo gli annunci mediatici renziani si arriverà a negoziati molto duri e dolorosi che imporranno svendite di asset e patrimonio pubblico italiano e a tagli alla spesa ben più determinati di quelli tratteggiati dall’esperto Cottarelli. Una vera devastazione! Necessaria? Insomma, se davvero Renzi vorrà anticipare gli accordi contrattuali, l’Italia non “cambierà verso”, ma sarà messa sottosopra, sarà rivoltata come un calzino bucato. Auguri di un amarissimo futuro molto prossimo!

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