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IL CASO/ Renzi-Ue, gli "accordi" che preparano svendite e tagli di spesa

Pubblicazione:giovedì 20 marzo 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 20 marzo 2014, 9.20

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Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un magnifico doppio-renzismo in salsa europea. A Parigi, al “compagno” Hollande il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto che i problemi nascono da quegli ottusi tecnocrati europei che sono responsabili per le azioni mancate o sbagliate dell’Unione europea. A Berlino, invece, ha detto alla cancelliera tedesca che “l’Italia rispetterà le regole che ha contribuito a formare” e che “non chiede di cambiarle, ma di negoziare la loro giusta applicazione”.

Le dolci note musicali per le orecchie teutoniche sono state chiarite in un tandem bipartisan: Renato Brunetta (FI) ha dichiarato su queste pagine che il suo partito è pronto a sostenere il governo perché «costringa l’Ue ad accettare le nostre proposte di anticipare in via sperimentale da subito in Italia l’applicazione degli “accordi contrattuali” che da ottobre saranno applicati a tutti i paesi membri»; gli fa eco Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del consiglio, che a Il Corriere della Sera ha dichiarato: «”Noi non vogliamo revisioni unilaterali di trattati o di accordi, né vogliamo mettere in discussione che il rientro del debito sia una traiettoria necessaria e virtuosa. Però allo stesso tempo è ovvio che, come è avvenuto per il rientro dal debito di Irlanda, Spagna, Grecia, quando sono stati fatti loro prestiti, esistono procedure di rientro più moderate a seconda dello stato dell’economia dei Paesi. Quindi non dobbiamo pensare che le regole del Fiscal compact siano una gabbia non più negoziabile, l’importante è che tutto avvenga in un’ottica di comune accordo. E comunque la discussione è un po’ prematura: ne parleremo alla fine del 2015 per il 2016”. Vi attiverete anche per sottoscrivere accordi contrattuali? “Sì ma sono un’altra cosa. Si tratta di poter ottenere in cambio di riforme spazi per gli investimenti. Penso all’uso degli eurobond, alla clausola per gli investimenti che consente di mettere i cofinanziamenti europei fuori del patto di stabilità. Cose su cui lavorare già adesso molto più che sul Fiscal compact”».

Musica celestiale per Angela Merkel che profonde apprezzamenti e sorrisi al giovane Renzi. Invece, come ha scritto Barbara Spinelli “è inadeguato presentarsi a Berlino come buon allievo, quando le mutazioni hanno da essere radicali. Il rischio è un inganno dei cittadini: dilaterà le loro malavoglie, i loro disorientamenti e repulsioni”.

Cerchiamo di capire adesso di che cosa hanno parlato i leader italiani e tedeschi e che significa per l’Italia e gli italiani.

Gli “accordi contrattuali per le riforme strutturali per la competitività e la crescita” (contractual arrangements) sono strumenti giuridici cogenti che i singoli stati membri dell’Ue firmeranno con la Commissione europea nel quadro del rafforzamento dell’Unione economica e monetaria. Proposti dalla Germania, il piano per questi accordi è stato elaborato dalla Commissione europea che lo ha inviato ai 28 governi del Consiglio europeo lo scorso dicembre 2013. Ma il Consiglio ha rinviato la decisione dapprima a giugno e poi a ottobre 2014. Il piano in attesa di approvazione riguarda un vincolo di condizionalità tra un calendario preciso di riforme strutturali da realizzare a livello nazionale e la possibilità di ricevere “incentivi” attraverso fondi europei di solidarietà.


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