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SPY FINANZA/ I numeri che "annunciano" un tonfo dei mercati

MAURO BOTTARELLI ci mostra alcuni segnali che lo portano a pensare che presto potrebbe arrivare una forte correzione dei corsi sui mercati, soprattutto in Europa

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La tregua dello spread è agli sgoccioli? I grandi player come Pimco stanno per recedere - e di corsa - dalle loro strategia di acquisto di debito sovrano del Sud Europa in cerca di rendimenti allettanti? E il debito corporate, potenziale detonatore dalla rotazione in uscita dal reddito fisso? Cominciamo da un dato, il più importante a livello mediatico, il quale ci dice chiaramente che qualcosa di poco piacevole all’orizzonte sarebbe in arrivo: l’Alta Corte tedesca ha infatti confermato la legalità del meccanismo permanente europeo di Stabilità (Esm), il cosiddetto fondo salva-Stati, rigettando i ricorsi avanzati nei suoi confronti. Secca la motivazione: «L’autonomia di bilancio del Bundestag è sufficientemente salvaguardata». Ma, perché c’è sempre un ma quando ci sono di mezzo di tedeschi, il supremo giudice ha poi ricordato che la questione dell’Outright Monetary Transactions - lo scudo antispread promosso dalla Bce, il famoso “bazooka” di Draghi - è stata scorporata e rimandata al giudizio della Corte di giustizia europea. Quindi, se la Bce vuole comprare o va contro la Germania o si limita a non sterilizzare gli acquisti che già sta compiendo. Insomma, un passetto avanti e uno indietro: siamo al punto di prima.

Anzi, no. E a dircelo è stato in persona il capo della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della Bce, Jens Weidmann, il quale ha dichiarato chiaro e tondo che i surplus commerciali della Germania non si toccano, perpetuando così la politica di squilibrio competitivo che ha reso Berlino l’unica vincitrice nell’area euro dall’introduzione della moneta unica e soprattutto negli anni recenti della crisi globale. Insomma, nonostante le intemerate di Washington contro l’eccessiva dipendenza tedesca dall’export per la crescita e la necessità che il Paese aumenti la domanda interna per aiutare i paesi cosiddetti “periferici” dell’Ue, Berlino va per la sua strada. Sempre maggiormente divaricata da quella degli altri Stati membri.

Parlando a un convegno del Kiel Institute for the World Economy, Weidmann è stato chiaro: «Rimuovendo le rigidità nel settore dei servizi, la Germania non solo potrebbe rafforzare il suo potenziale di crescita, ma potrebbe farlo in un modo che garantisca un impatto moderato sull’equilibrio di conto corrente. A causa degli sviluppi demografici ed economici, il ruolo della Germania come capitale dell’export difficilmente cambierà. E ciò significa che per un certo periodo, i surplus tedeschi sono qui per restare». Insomma, se si vuole via libera sugli acquisti obbligazionari, non rischiando di ululare unicamente alla luna quando il mercato deciderà di venire a vedere il bluff della Bce, occorre che Berlino abbia mano libera. Perché lassù sanno che il redde rationem sta arrivando, sottoforma di deflazione che ha già colpito sei paesi dell’Ue, come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina, e tra non molto mieterà altre vittime, questa volta eccellenti come noi, Irlanda, Olanda e Spagna. D’altronde, sono almeno tre mesi che vi metto in guardia da questo rischio: basta vedere l’andamento dell’inflazione e il livello di sicurezza imposto dalla Bce, come ci mostra il secondo grafico, per capire che l’inazione della Banca centrale è totalmente irresponsabile e tradisce in pieno il suo mandato di controllo dei prezzi, visto che l’inflazione nell’area euro è ai minimi da quattro anni.