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FINANZA/ Dagli Usa parte il "conto alla rovescia" per l'Italia

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Janet Yellen, capo della Fed (Infophoto)  Janet Yellen, capo della Fed (Infophoto)

Che cosa cambia per noi europei? Nel breve, il nuovo scenario è positivo: la previsione di tassi più alti rafforza il dollaro a vantaggio dell’export del Vecchio continente, Italia in testa. Nel tempo, però, l’inversione di rotta americana comporta un rischio per la navicella italiana. E torniamo indietro con l’orologio della storia a quel fatidico 1981. La politica italiana, all’epoca, non seppe cogliere il cambio di rotta di Washington. L’aumento dei tassi innescato da Volcker attraversò ben presto l’Oceano Atlantico.

Sarebbe stato saggio limitare la spesa e alzare i tassi, confidando nella successiva ripresa. Al contrario, complici alcune scelte (il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro che diede mano libera ai governi dell’epoca) e la tragedia del terremoto in Irpinia (che scatenò un’orgia di spesa pubblica), il debito pubblico salì come mai era successo nella storia repubblicana. E l’escalation non si fermò più, nonostante il felice trend delle entrate fiscali legato all’Iva.

Che lezione trarre dalla storia? L’Italia ha un anno di tempo da sfruttare per avviare, in una situazione ideale dal punto di vista dei tassi e dell’afflusso di capitali, un trend di risanamento della finanza pubblica ma anche della riqualificazione delle risorse di lavoro adeguate per affrontare la competizione internazionale. Inutile illudersi che basti un po’ di spesa pubblica in più per rimettere in sesto la baracca.

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