BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPENDING REVIEW/ La balla di sprecopoli e i tagli utili

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Interessante notare che a conclusioni simili si è giunti, non guardando specificatamente l’Italia ma esaminando gli Usa, nella lontana Yale in uno studio pubblicato nella Yale Law and Policy Review: il succo del lavoro che coniuga due discipline (economia e diritto) consiste nel proporre di utilizzare, in modo sistematico, l’analisi costi-benefici a fini deliberativi delle poste di spesa (ossia decisionali) e non meramente informativi

Una legge della nostra Repubblica (la legge 144/99) la prevede per l’investimento pubblico -unitamente alla creazione d’unità, nuclei, gruppi di valutazione in tutte le amministrazioni. Occorre applicarla con rigore ed estenderla a tutte le maggiori partite di spese (come fu tentato nel 1984 dal Governo Craxi con articolo del ddl di legge finanziaria, eliminato durante l’iter parlamentare). Non solo il Cnel ha predisposto e approvato all’unanimità oltre un anno fa un primo documento di Osservazioni e Proposte per la valutazione e selezione della spesa pubblica, ma lungaggini burocratiche ne stanno bloccando la prosecuzione.

Infatti, non basta tagliare le spese pubbliche con bassa utilità per la collettività. Occorre migliorare la qualità della spesa sia complessivamente, sia nei singoli comparti. Il primo passo consiste in un migliore equilibrio tra spese pubbliche di parte corrente per consumi collettivi e spesa pubblica in conto capitale tale da attivare, in fase di cantiere, capacità produttiva non utilizzata (un tasso di disoccupazione al 12% delle forze lavoro indica che in Italia ce n’è, purtroppo, a iosa) e di aumentare la capacità produttiva multifattoriale grazie al miglioramento del capitale fisso sociale.

In effetti, secondo numerosi economisti, sarebbe necessario allo scopo un forte aumento dell’investimento pubblico, tanto più che non fanno difetto progetti esecutivi pronti a essere immediatamente cantierabili. Tuttavia, le restrizioni al bilancio dello Stato e degli Enti locali, definite nel quadro degli accordi europei in materia di moneta unica, sono all’origine di una contrazione degli investimenti pubblici sia in percentuale del Pil, sia in termini assoluti; in percentuale del Pil, la spesa pubblica in conto capitale è passata dal 3,5% negli anni Sessanta e Ottanta (con una leggera contrazione negli anni Settanta) al 2% in media nel primo decennio del nuovo secolo. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >