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RENZI-UE/ Antonio Martino: l'Italia resta schiava di Germania e Francia

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

Quello che facciamo in Italia deve interessare noi italiani. Di quello che pensano quelle persone a Bruxelles non mi interessa niente. La prima cosa che io farei è mettere ben in chiaro che devono essere gli italiani gli unici giudici del comportamento del nostro governo. La sovranità italiana esiste: non abbiamo intenzione di cederla e tantomeno di diventare una colonia di uno strano accordo intergovernativo in nome di un’Europa che ha tradito i suoi valori originari.

 

Veniamo alla questione dei fondi europei. Renzi tentò di usarli per il taglio del cuneo fiscale, ma gli han risposto picche. Perché? Chi si è impuntato?

Premessa: a suo tempo, non ho votato il Fiscal compact, convincendo un gruppo del PdL a non votarlo. Io batterei i pugni sul tavolo alla Margaret Thatcher dicendo: restituiteci i nostri soldi. Questi sono fondi che abbiamo contribuito a riempire: prima versiamo 100 e poi, se va bene, preleviamo 80. È una cosa sensata? Questi sono ottusi burocrati che sono stati abituati, da decenni, al fatto che i rappresentanti dell’Italia accettavano qualsiasi corbelleria venisse loro richiesta in nome dell’Europa. Noi ci siamo praticamente consegnati, con mani e piedi legati, a una servitù che non ha motivo di esistere.

 

È intenzione di Renzi chiedere che quegli stessi fondi europei vengano messi fuori dal patto di stabilità e che siano finalizzati al finanziamento di infrastrutture e dell’edilizia scolastica. Ci riuscirà?

Le possibilità di successo nel ragionare con persone fondamentalmente incapaci di farlo mi sembra che siano basse con chiunque.

 

E del tetto del 3% del deficit/Pil? Dal 2,6% Renzi vuole strappare un 0,2-0,3%...

È un’assurdità. Il pareggio di bilancio è sacrosanto quando la spesa pubblica è il 10% o il 30% del reddito nazionale, ma è demenziale quando la spesa pubblica è al 55%.

 

Barroso ha parlato del mercato europeo del lavoro, che faciliterebbe l’ingresso degli investitori stranieri, ovviamente anche in Italia, nei mercati nazionali. Indubbi vantaggi in termini di occupazione, ma ci sono anche rischi?

Faccio una premessa: conobbi Manuel Barroso nel 1994 quando era ministro degli Esteri del Portogallo e io il suo omologo italiano: lo consideravo allora una nullità e credo che sia diventato ancora peggio in tutti questi anni di pomposa presidenza dell’Unione europea. Comunque, qualsiasi intervento che possa liberare il mercato del lavoro dalle briglie in cui è stato bloccato fa bene all’economia e alle persone che cercano lavoro. I vantaggi sono per tutti. Se infatti abbiamo una disoccupazione alle stelle, oltre all’eccessiva fiscalità, è anche colpa delle eccessive restrizioni che sono poste in entrata e in uscita.

 

(Fabio Franchini)

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