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RENZI-UE/ Antonio Martino: l'Italia resta schiava di Germania e Francia

"Il pareggio di bilancio? Demenziale se la spesa pubblica è al 55% del reddito nazionale". Così ANTONIO MARTINO commenta il tetto del 3% deficit-Pil. E su Renzi e l'Europa...

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

“Il nostro Paese non è in conflitto con l’Europa. Siamo l’Italia: l’atteggiamento subalterno e supino di venire in Europa con il cappello in mano io non ce l’avrò mai”, dice Matteo Renzi in trasferta Bruxelles. Antonio Martino, economista, esponente di Forza Italia ed ex ministro di Esteri e Difesa, però lo boccia: «Renzi ha detto che rispetteremo scrupolosamente gli impegni europei, senza neanche dire una parola sul fatto che quegli impegni sono poco sensati». Secondo Martino, urge, poi, ripensare l’intero assetto europeo, gestito ora da «ottusi burocrati che si sono arrogati il diritto di decidere per noi».

Tra i sorrisini di Van Rompuy e Barroso (bollate come “fantasie” dal nostro premier) e il pieno sostegno per le riforme italiane da parte dello stesso presidente della Commissione europea, qual è la percezione di Renzi in Europa?

Non sono molto propenso ad attribuire eccessiva importanza alle sensazioni che si raccolgono dai sorrisi e dalle cose dette o non dette. Qui abbiamo un chiaro problema…

Che sarebbe?

Dobbiamo ripensare l’intera costruzione europea. Io credo nell’Europa, ma quello che è stato fatto in suo nome dopo le conferenze di Messina (1955), di Venezia (1956) e ai trattati di Roma del ‘57 non ha quasi nulla a che vedere con l’ideale europeo originario. Per quale motivo i paesi membri devono, tutti, seguire delle regole di politica tributaria e di bilancio imposte da un insensato accordo intergovernativo? Nessuno. Negli Usa, per esempio, ogni singolo Stato segue la politica che gli è più consona. E lì non è mai venuto in mente ad alcuno che se uno Stato non riesce a collocare sul mercato i suoi titoli di debito pubblico debbano provvedere i cittadini di altri stati a comprarli.

Renzi in trasferta a Bruxelles ha detto: “Né conflitti né sudditanza”...

La sudditanza dell’Italia nei confronti della Germania e della Francia c’è. Questi signori si arrogano il diritto di decidere per noi.

Ma quali sono le differenze rispetto a Letta? Renzi ha un quid in più?

Enrico Letta è un’ottima persona, ma si muove nel solco della tradizione di Beniamino Andreatta e Romano Prodi: è un europeista più rigido, all’antica. Renzi, dalla sua, è un anticonformista, ma da un punto di vista concreto non è che abbia fatto qualcosa di diverso da quello che avrebbe fatto l’ex premier. Renzi ha detto che rispetteremo scrupolosamente gli impegni europei, senza neanche dire una parola sul fatto che quegli impegni sono poco sensati.

Il programma economico italiano è in contrasto con i dettami dell’Ue o segue la linea?

Io credo che Renzi sia molto allineato alla linea dell’Europa. E mi dispiace perché essendo giovane potrebbe permettersi un po’ più di anticonformismo nelle cose, anziché nelle parole. Mi auguro che Renzi, che finora ha parlato molto bene - conquistando l’opinione pubblica-, faccia seguire i fatti.

Quali sono le riforme che interessano di più a Bruxelles?