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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I default cinesi che fanno traballare l'Europa

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Con una crescita pari a 16 triliardi di dollari di prestiti dal 2009 a oggi (più o meno pari all’intero sistema bancario Usa), le autorità vogliono cercare di ripulire l’economia, ma la contrazione del credito sta portando a galla il livello reale del bad debt presente nel sistema. Con lo yuan sopravvalutato tra il 15% e il 25%, il sistema bancario ombra completamente grippato a febbraio per la nuova e più stringente regolamentazione, i dati macro che parlano chiaramente di rallentamento, la Cina non può che sperare come sia proprio la sua valuta ad aiutarla. Certo, lo yuan è già calato del 2% sul dollaro da gennaio e ieri ha toccato i livelli minimi, ma al di là delle ragioni tecniche di questo calo, certamente presenti, non si sa ancora per quanto gli investitori eviteranno di chiedersi se Pechino non stia svalutando unicamente per creare un cuscinetto di protezione allo shock della deflazione del debito.

Il premier cinese stesso, Li Keqiang, lo ha detto chiaro e tondo ai dirigenti delle principali industrie del Paese: «Dovremo affrontare sfide molto serie quest’anno», aprendo la porta alla prospettiva di mini-defaults a catena. La Cina, inoltre, sta pagando il conto ad anni di crescita salariale a doppia cifra e contemporaneo rallentamento della produttività, un combinato che ha eroso la competitività del gigante asiatico e ridotto il surplus commerciale dal 10% al 2% del Pil. E attenzione, se lo yuan si indebolirà ancora sul dollaro, entrando come ha fatto l’altro giorno in area 6,22 da 6,17 (un tonfo di 250 pips solo a inizio contrattazioni), allora si potrebbe andare incontro a ulteriori cali per vendite forzate da parte di traders troppo esposti alla leva: a quel punto, la Banca centrale che in questi giorni appare più liberista della Fed (ci vuole poco, in effetti, di questi tempi), che farà? Terrà fede al nuovo corso di rigore o si rimangerà tutto ed entrerà in azione per stabilizzare la situazione del cambio? Una cosa è certa, se sarà svalutazione competitiva a livello strutturale, la Cina esporterà extra-capacity e deflazione in tutto il mondo. Europa in testa. 

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