BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ I default cinesi che fanno traballare l'Europa

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Qualche giorno fa vi accennavo brevemente del secondo default su obbligazioni corporate in due settimane in Cina, ovvero il più che probabile fallimento nel pagamento del coupon in scadenza da parte del costruttore edile Zhejiang Xingrun, gravato da 3,5 miliardi di yuan di debiti, con il principale azionista arrestato e messo alle corde dalla pratica di ottenere finanziamenti da privati emettendo obbligazioni che promettevano tassi di interesse annuali tra il 18% e il 36%. Bene, in attesa di conoscere l’epilogo di questa storia, l’altra notte un’altra azienda ha deciso di voler rubare il titolo di fallito numero due del Paese: si tratta dell’Highsee Group, il più grande produttore privato di acciaio della provincia dello Shanxi, il quale ha fatto default su 3 miliardi di yuan di debito, non essendo stato in grado di ripagare i suoi bond alla scadenza. Ora non resta che attendere di scoprire se la Zhejiang Xingrun sarà la terza vittima della restrizione del credito in Cina o se sarà battuta un’altra volta su tempo.

Scherzi a parte, quest’altro possibile default - che accada o meno poco conta, si tratta di 566 milioni di dollari - è soltanto la punta di un iceberg che invece rischia di tramutarsi in una versione 2.0 della bolla immobiliare Usa che poi scatenò la crisi subprime. Per un semplice fatto, tanto per chiarire subito la questione: il 66% dei bond denominati in dollari di aziende legate al mercato immobiliare cinese sono già oggi trattati a prezzo inferiore a quello di emissione a causa dei fallimenti a catena di costruttori e del congelamento del mercato real estate di nuovi edifici, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Stiamo parlando di notes per un controvalore di circa 6,3 miliardi di dollari emesse da aziende leader come la Guangzhou R&F Properties Co., la KWG Property Holding Ltd. e la Shimao Property Holdings Ltd., il cui prezzo l’altro ieri è letteralmente crollato sul mercato secondario, dopo che era stata resa nota l’impossibilità da parte della Zhejiang Xingrun di ripagare le obbligazioni in scadenza e il dato in base al quale il valore della vendita di case nella seconda economia del mondo è sceso del 5% nei primi due mesi di quest’anno.

Almeno dieci città cinesi hanno visto le loro amministrazioni intervenire sul mercato per raffreddare l’aumento dei prezzi alla fine del 2013 in regioni come lo Shenzhen, Shanghai e il Guangzhou, alzando il pagamento minimo per la proprietà di seconda casa dal 60% al 70% del valore dell’immobile. Il problema è che questa si è rivelata un’arma a doppio taglio che ha colpito i costruttori e, parallelamente, le obbligazioni allegre a tassi folli che questi hanno cominciato a emettere per finanziarsi nel picco della bolla, quando sembrava che la Cina fosse destinata a diventare un’enorme distesa di cemento e vetri, come ci dimostra il secondo grafico a fondo pagina. Oggi, invece, il fenomeno che sta caratterizzando ampie parti del Paese è quello delle “ghost towns”, le città fantasma, come certifica uno studio di Nomura, curato da Zhiwei Zhang e incentrato proprio sul default di Zhejiang Xingrun Properties.

 

 


  PAG. SUCC. >