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SPILLO/ I 100 milioni di lire che svelano gli "altarini" della finanza

Pubblicazione:domenica 23 marzo 2014

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Questa piccola storia racconta alla fine una semplice morale. Un’arma è sempre un’arma, occorre saperla maneggiare senza fare i gradassi, altrimenti ci si fa male da soli. E lo stesso vale per la finanza speculativa, che tenta di fare strage dell’economia reale, facendo pagare a quella i propri danni. Finirà col farsi del male, proprio a causa del suo strapotere. E lo stesso dicasi per il famoso bazooka di Draghi, che pomposamente nel luglio del 2012 aveva affermato che la Bce avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro, concludendo con uno spavaldo “credetemi, sarà abbastanza”.

Quel “fare di tutto” per salvare l’euro è una cosa da far venire i brividi: ma a ogni costo? Al costo di quali sofferenze sociali? Al costo di quanti fallimenti, di quanti disoccupati, di quante chiusure di servizi essenziali? Lo vediamo in questi giorni: un euro troppo forte, tanto da far intervenire lo stesso Draghi a dire che sono “pronti a intervenire contro il super-euro”. Ma in realtà non si sa cosa possa fare, anche perché il mandato della Bce ha un obiettivo ben preciso e si chiama controllo dell’inflazione: e pure su quello sta fallendo. Dovrebbe essere, secondo i documenti ufficiali, “inferiore e prossima al 2%”, mentre è molto inferiore (siamo allo 0,8%) con un trend in deciso calo e pure conforti divergenze tra un Paese e l’altro.

Proprio per fronteggiare le sempre maggiori divergenze tra i paesi europei, pure un recente studio di Nomisma (una società di economisti che non possono essere certo definiti come antieuropeisti) rilevava che occorrerebbe un maggiore inflazione per diversi anni, intorno al 3%, per favorire lo sviluppo dell’economia reale e permettere così un maggiore equilibrio in Europa. Ma la Bce non sembra sentirci da quell’orecchio. E a dirla tutta, non si sa bene nemmeno cosa possa fare: anche le altre monete (dollaro e yen) stanno svalutando, con massicce iniezioni di liquidità. Se anche la Bce inizierà a farlo, potrà solo limitare un danno che oggi aumenta a dismisura le sofferenze dell’economia reale. Infatti, a causa del valore forte dell’euro, ormai avviato a 1,40 dollari, le esportazioni italiane, uno dei pochi valori positivi di questo periodo, rischiano di crollare, con effetti a catena devastanti.

La Bce dovrebbe aumentare la massa monetaria in circolazione, ma proprio a causa delle sue regole non può farlo. Può solo prestare denaro alle banche (quelle che lo chiedono, fin quando lo chiedono) e poi sperare che queste lo prestino all’economia reale. Ma alle stesse banche, a causa delle stesse regole, è impedito di occuparsi del bene comune, devono invece fare profitti.

La stessa ottusa cecità delle regole è quella che sta tentando, nel suo piccolo, di distruggere il valore monetario dei 100 milioni di lire ritrovati dalla signora di Viterbo. Quei soldi, che supponiamo guadagnati onestamente, sono dovuti a un’opera reale, a un qualche valore reale, quindi rappresentano un valore reale. Ma per legge, all’improvviso vengono distrutti. Chi ci guadagna?

La Banca d’Italia si può forse vantare di aver risparmiato i 51 mila euro che non vuole dare alla signora? Ma così facendo, visto che nessuno mangia moneta, la signora non avrà moneta da spendere nell’economia reale e l’economia reale ci rimetterà.

La grande finanza vuole salire sempre più in alto, vuole conquistare il mondo, ma non si accorge di avere i piedi di argilla. Pensa di imporre al mondo il suo potere attraverso le regole e le leggi, e alla fine saranno proprio queste a farla crollare. Non ci resta che costruire, da subito, un mondo diverso.



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