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FINANZA/ Roma-Bruxelles, il "discorso" che ha fregato Renzi

Sinedrio europeo (Infophoto) Sinedrio europeo (Infophoto)

Renzi sarebbe stato più efficace se avesse sollevato al Consiglio europeo il nodo dell’“anacronismo” del Trattato di Maastricht (a cui si stanno mettendo toppe di varia natura e colore) e avesse delineato la possibilità di iniziare, nel semestre in cui l’Italia ha la presidenza degli organi di governo Ue, un “grande negoziato” per aggiornare il trattato in modo complessivo e sistematico alla luce e dell’esperienza e delle mutate condizioni dell’economia internazionale. Avrebbe trovato più di un alleato nel seguire questa proposta e sarebbe rientrato da protagonista a Roma, dove avrebbe potuto insistere con maggiore credibilità sulla necessità e urgenza di accelerare le riforme.

Forse sarebbe riuscito a ottenere impliciti segnali di tolleranza in materia di “sforamenti” da attribuire a investimenti cofinanziati con l’Ue e ben selezionati per favorire l’aumento dell’occupazione dei fattori produttivi e della loro produttività nel medio e lungo. Non avrebbe dato l’impressione, a diversi partner europei, di essere “ambiguo” e di meritare una buona dose di scetticismo.

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