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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Credito e palladio, le armi nella guerra tra Usa e Russia

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

Ricordate cosa disse Jay Carney, portavoce di Barack Obama, la scorsa settimana: «Fossi in voi non investirei in equities russe, a meno che non vogliate prendere una posizione ribassista». Con l’Hang Seng tecnicamente già in “bear market”, la cosa potrebbe ampliarsi non solo al mercato russo. Questo non significa che Washington abbia vinto la guerra, per carità, ma forse l’eccessiva enfasi data al tour trionfale di Putin in Crimea nasconde delle sottovalutazioni. E alcuni particolari strategici, cui i trader e le banche d’affari stanno già lavorando, mentre ancora noi ci occupiamo di gas e petrolio. L’arma segreta di Mosca, infatti, si chiama palladio, metallo fondamentale per tantissimi usi industriali, dalle marmitte catalitiche alla componentistica elettronica di vario genere e tecnologia: bene, la Russia ha le più vaste miniere di palladio del mondo. Da ottobre dello scorso anno, il prezzo sul mercato di questo materiale è salito solo del 5,3%, nulla di devastante, ma se gli Usa e l’Ue dovessero incrementare le sanzioni, Mosca potrebbe decidere il bando sull’export e togliere gran parte del palladio dal mercato.

Già oggi, i grafici ci mostrano un momentum rialzista, avendo sfondato il prezzo ai massimi da 52 settimane e forte tendenza upward anche nella tracciatura sui cinque anni: attualmente siamo a 791 dollari l’oncia, ma in caso di escalation già i trader parlano di target conservativo al rialzo di 855 dollari l’oncia. Basti pensare che l’ultima volta che la Russia tolse il suo palladio dal mercato nel 2000, il prezzo salì del 151% dai minimi di 433 dollari del gennaio 2000 agli oltre 1090 dollari l’oncia del gennaio 2001. Direte voi, una mossa simile devasterebbe ampi settori industriali, i quali dovrebbero fare i conti con costi vivi decisamente maggiori, il tutto in un mondo macro per l’economia tutt’altro che florido. E che problema c’è? Quale miglior modo per stampare ancora un po’ di soldi, magari bloccando il “taper” e ampliando l’Abenomics, che una bella e patriottica manovra di stimolo bellica?

Nel frattempo, si fanno soldi con il nemico attraverso gli Etf, scommettendo sulle scelte tattiche del Cremlino: guardate le quotazione del Pall (Etfs Physical Palladium Shares) quotato alla Borsa di New York nelle prossime settimane. Geofinanza, sempre lei: confini, popoli, nazioni e senso di appartenenza non contano, sono cose ottocentesche. Si entra in gioco solo per il potere economico. E per decidere chi darà le carte anche nel nuovo secolo appena iniziato, a partire da quale sarà la moneta di riserva e il benchmark mondiale: leggetevi l’ultimo libro di Edward Luttwak sulla Cina, se non lo avete ancora fatto. È illuminante per capire i giorni che stiamo vivendo. 

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