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FINANZA/ E ora la Germania manda un "SOS" a Draghi

Per OSCAR GIANNINO, le parole di Weidmann rappresentano un segnale molto forte, e non è un caso che venga nei due giorni in cui l’indice di fiducia della Germania scende dopo nove mesi

Jens Weidmann (Infophoto) Jens Weidmann (Infophoto)

Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, apre alle misure non ortodosse per contrastare la deflazione nell’Eurozona, rispetto alle quali in passato si era sempre detto contrario. Nel corso di un’intervista il numero uno della banca centrale tedesca ha affermato che “per contrastare le conseguenze di un forte apprezzamento dell'euro sull'inflazione, i tassi di interesse negativi sembrano essere una misura più appropriata di altre”. Weidmann ha aggiunto che forme di quantitative easing “non sono fuori discussione” e che “occorre rafforzare la politica monetaria se emergono rischi per la stabilità dei prezzi”. Per Oscar Giannino, quella della Bundesbank è una svolta decisiva, ma per raggiungere gli effetti sperati non bisogna intervenire con i tassi d’interesse negativi, bensì con misure più mirate.

 

Giannino, che cosa c’è dietro l’apertura di Weidmann al quantitative easing?

Di sicuro le parole di Weidmann rappresentano un segnale molto forte, e non è un caso che venga nei due giorni in cui l’indice di fiducia della Germania scende dopo nove mesi. La Bundesbank ha espresso un giudizio positivo sulla crescita attesa nel primo quadrimestre, ma prevedendo una frenata nel secondo. Dopo che nel 2013 la crescita tedesca è stata abbastanza deludente, gli indicatori tedeschi iniziano a incorporare gli effetti della possibile accentuazione della deflazione. Questo è il quadro di fondo di una novità che invito a non sottovalutare.

 

Quali sono i limiti posti da Berlino a un ipotetico programma di misure espansive?

Le parole di Weidmann ipotizzano la possibilità di operazioni di Quantitative easing, aprendo agli interventi non ortodossi, e ponendo come unico limite che non avvenga una monetizzazione del debito pubblico. Il governatore della banca centrale della Finlandia, Erkki Liikanen, ha esplicitamente parlato di tasso di deposito negativo da parte delle banche in Bce. Le parole ripetute ieri per la seconda volta da Draghi, che ha parlato di salvataggio dell’euro “costi quel che costi”, vanno però lette attentamente.

 

Che cosa può fare concretamente Draghi in questo momento?

Oltre al tasso d’interesse negativo che andava praticato già da tempo, la Bce può intervenire con un quantitative Easing di segno molto diverso da quello praticato dalla Fed, e che rispetterebbe i vincoli posti da Weidmann. Per perseguire una maggiore efficienza dei canali di trasmissione della politica monetaria dei paesi eurodeboli, si possono ipotizzare acquisti di debiti bancari alle piccole e medie imprese.

 

Dove andrebbe concentrato questo tipo di intervento?

Questo intervento deve riguardare i paesi il cui tasso d’interesse resta lontano da quello ufficiale. Nei Paesi nei quali il meccanismo di trasmissione della politica monetaria è ancora inefficiente, questa soluzione potrebbe provocare un effetto positivo rispetto al tasso d’interesse negativo sui depositi bancari. Si interverrebbe infatti direttamente in uno dei settori nei quali si concentra l’inefficienza.

 

Quali sono le differenze tra i tassi negativi e l’acquisto dei crediti bancari alle Pmi?


COMMENTI
26/03/2014 - no (Claudio Baleani)

No ai tassi negativi. No all'acquisto del debito pubblico. I tedeschi devono friggere come frittelle. Con questo andazzo le loro esportazioni sprofondano. Le nostre imprese già sono al collasso e tirare allo sfascio, come hanno fatto loro per almeno 5 anni, non è proprio una brutta idea. Quanto poi alla proposta di acquisto dei debiti delle imprese nei confronti delle banche di Oscar Giannino, non si capisce che significa. Forse voleva dire acquisto dei crediti delle banche verso le imprese. Dunque, un salvataggio delle banche! Ma la BCE non ha questo potere e neppure questa capacità operativa. Ma che proposta è?