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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ 2. Così Usa e Ue mettono la Russia nel sacco

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E a darci la misura di come gli investitori abbiano fin qui gestito l’affaire ucraino ci pensa Bartosz Pawlowsky di Bnp Paribas: «È scioccante. I mercati sono stati estremamente compiacenti, si sono presi in giro da soli convincendosi che la Russia fosse invulnerabile perché ha oltre mezzo triliardo di riserve estere. In questo tipo di crisi, le riserve possono diventare pressoché irrilevanti». Anche Lars Christensen di Danske Bank sottolinea la gravità della situazione: «I controlli sui capitali sono un rischio serio, da non sottovalutare. Se dovesse accadere, questo sarebbe un danno permanente per l’economia russa, poiché anche una volta tolti, gli investitori non si dimenticheranno molto facilmente della loro introduzione». E prosegue anche l’offensiva energetica degli Usa, con l’Energy Department che lunedì ha annunciato il permesso all’export di gas naturale liquefatto dal complesso di Jordan Cove in Oregon, una mossa per aumentare l’offerta globale di energia, atto reso possibile dallo stock in surplus garantito agli Usa dal gas di scisto.

Un atto dichiaratamente politico, come ha confermato la senatrice Lisa Murkowski, membro chiave del Comitato per l’energia del Senato Usa: «Vista la situazione in Ucraina, questa licenza manda un segnale positivo ai nostri alleati». E non solo, visto che durante il weekend a Bruxelles si è tenuto un forum a cui ha preso parte il funzionario principale del comparto energia del Dipartimento di Stato Usa, Carlos Pascual, il quale ha detto chiaramente che grazie al gas di scisto gli Stati Uniti hanno 80 miliardi di metri cubi di gas “liberi” all’anno da girare all’Europa in caso di bisogno: attualmente l’Ue importa annualmente dalla Russia 130 miliardi di metri cubi di gas. E gli stessi leader Ue, al Consiglio tenutosi venerdì scorso, hanno deciso di ordinare ai loro staff di dar vita entro 90 giorni a piani energetici alternativi che contemplino l’abbandono totale dalla dipendenza russa, un chiarissimo segnale al Cremlino che l’oligopolio potrebbe finire, così come l’arma del ricatto.

Per il centro studi Brueghel, con sede a Bruxelles, l’Ue può ridurre a zero la sua dipendenza dalla Russia entro un anno, importando più gas dalla Norvegia, aumentando l’output olandese, utilizzando maggiormente e meglio i terminal di stoccaggio e riducendo i consumi: soltanto abbassando le temperature negli appartamenti di 1,5 gradi centigradi, l’Ue potrebbe risparmiare 20 miliardi di metri cubi di gas. C’è poi l’opzione finanziaria, non ancora sfruttata da Usa e Ue se non per Rossiya Bank. Il principale istituto del Paese, Sberbank, ha già tagliato a zero le previsioni di crescita dell’economia, la quale potrebbe precipitare in recessione durissima se la fuga di capitali dovesse toccare i 100 miliardi di dollari: per German Gef, numero uno dell’istituto, «la situazione attuale ha un impatto negativo per l’economia di tutto il mondo, in Russia ma anche in Europa».

Detto fatto, Fitch ha abbassato il rating sia di Sberbank che di altre quattro banche a controllo statale, motivando la decisione con «l’aumentata possibilità di deterioramento della capacità del governo di offrire supporto al settore». Sono poi finite nel mirino dell’agenzia anche dieci sussidiarie russe di banche straniere, terminate in categoria “negative watch” a causa del rischio Paese e per le preoccupazioni legate alla convertibilità del rublo: tra queste Hsbc, China Construction Bank Russia, Citibank e Credit Agricole.

Il problema è che il governo russo si trova con le spalle al muro per questa situazione: la Banca centrale ha già alzato i tassi di interesse di 150 punti base per evitare il collasso del rublo, ma questo, di converso, ha paralizzato l’economia del Paese. Per Pawlowsky, «se i tassi resteranno così alti per altri due o tre mesi, ci saranno problemi seri. Non ci sono pranzi gratis per nessuno in situazioni simili, le conseguenze sono dirette: puoi difendere la tua moneta ma per farlo smonti la tua economia interna».