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SPY FINANZA/ Le "coincidenze" che spiegano l'allarme della Germania

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La questione è un’altra, a mio avviso: ovvero che avendo la Grecia fatto un bel buy-back del proprio debito dalle banche tedesche e francesi, ora può tranquillamente fallire. Certo, c’è la scadenza di maggio, 11 miliardi di coupon e capitale da versare ai detentori di carta igienica ellenica, ma, come lo stesso governo Samaras ha gridato ai quattro venti, la Grecia vanta addirittura un avanzo primario: insomma, i soldi per pagare li ha. E se non li ha, latte o non latte, arriveranno sottoforma di tranche arretrata non ancora pagata dal Fmi, tanto per non far fare figuracce alla troika e poi via con il nuovo default. Perché gli hedge funds hanno fatto miliardi con i covered warrants - e non le azioni - delle banche greche, ma ora scendono dalla giostra e lasciano il fardello delle sofferenze bancarie che intasano quegli istituti al governo che li ha nazionalizzati: la Grecia, signori, è già fallita. Tocca tenerla in vita fino a maggio, quando si presenterà alla cassa e quando i cittadini andranno alle urne per votare il nuovo Europarlamento.

E cosa c’è di meglio per evitare derive anti-europeiste che tenere i mercati tonici, anzi decisamente brillanti come quello di Atene che è il best performer da inizio anno con un +20% dopo il +30% del 2013, lanciando una bella apertura di credito a una Bce in formato Fed pronta a salvare tutto e tutti? Stanno solo coprendo una realtà che va posticipata almeno all’estate, nulla di più. Ma potrebbe esserci anche dell’altro dietro le parole di Jens Weidmann, salutate dai mercati come un annuncio anche se tale non è. E ce lo spiega il Wall Street Journal, il quale ha un po’ lugubremente investigato sulla morte di William Broeksmit, ex dirigente di alto livello di Deutsche Bank - era andato in pensione nel febbraio 2013 - impiccatosi nella sua casa di South Kensington, a Londra, il 26 gennaio scorso.

Nonostante il gigante tedesco del credito abbia subito dichiarato che «Bill non era sospettato di cattiva condotta in nessun ambito», le evidenze dell’inchiesta del coroner inglese sul decesso hanno invece portato a galla quanto l’ex manager disse al suo analista nel corso di varie sedute: ovvero, che «era in ansia per varie autorità che stavano investigando settori della banca dove lui aveva lavorato». Un anno prima di ritirarsi, Broeksmit avrebbe dovuto diventare chief risk officer della banca, ma la promozione subì il veto della BaFin, l’autorità di vigilanza del mercato tedesco, ufficialmente per mancanza di esperienza.

Certo, direte voi, uno allo psicologo dice ciò che vuole, senza che questo sia o possa diventare evidenza di nulla, ma un uomo di quel livello, di quell’esperienza, perché avrebbe dovuto inventarsi timori? Uno tsunami sta forse per abbattersi su Deutsche Bank e su altre grandi banche, magari legato alla manipolazione dei mercati dei cambi o del Libor o del fixing dell’oro e occorre tenere anche in questo caso i mercati allegri? O forse serve che la Bce sia davvero pronta a tamponare una nuova crisi bancaria in Europa, questa volta su larga scala e in grado di lasciare a terra vittime eccellenti? O magari no, magari Broeksmit era solo un mitomane depresso e quei suoi timori restano paranoie sul taccuino di un analista.

Una cosa è certa: il silenzio tombale di Mario Draghi rispetto al blitz di Jens Weidmann su misure non convenzionali di intervento. Né lui, né il suo staff hanno fatto filtrare una singola sillaba, nemmeno off-the-record: silenzio, i mercati hanno comprato a scatola chiusa le parole del numero uno della Bundesbank quasi fosse lui il governatore della Bce. O forse lo è, nei fatti. Perché dopo le tante promesse tutte uguali fatte nelle ultime sei conferenze stampa post-riunione del Consiglio direttivo, appare molto strano che Mario Draghi non si senta in dovere di far uscire, anche informalmente, un fiato al riguardo. Non tanto per voi o per me, ma per i mercati stessi, i quali certe aperture le prezzano ma poi vogliono il sigillo del padrone prima di metabolizzarle per bene, vogliono la firma in calce del governatore. Soprattutto in periodo di stress test bancari e di vigilanza unica. Invece nulla, tutti a comprare e indici che festeggiano: forse avendo ripetuto la stessa tiritera agli investitori per mesi, Draghi ha utilizzato Weidmann per ridare credibilità ai propositi della Bce.