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SPY FINANZA/ Le "coincidenze" che spiegano l'allarme della Germania

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Chissà, sono però un po’ troppe le coincidenze in questa faccenda. E come vi ripeto da mesi, la situazione finanziaria non è affatto migliorata, siamo alle soglie di un nuovo 2008, ma molto più deboli di prima. Sembra paradossale ma le parole di Jens Weidmann dovrebbero farci paura, più che rassicurarci. Il motore immobile che ha tenuto bassi gli spread finora, ovvero il combinato di liquidità da banche centrali e favoletta della ripresa in atto, sta per esaurirsi, sia per il “taper” della Fed, sia per la crisi Usa-Ue-Russia, sia per i dati macro della Cina che segnano un rallentamento netto, aggravato dalla bolla del credito che sta già facendo svendere gli attici a Hong Kong, prossimo epicentro del botto.

E i governi lo sanno, visto che quelli dei paesi periferici come noi, Spagna e Portogallo, hanno emesso quantitativi enormi di debito nei primi tre mesi di quest’anno, sfruttando i rendimenti relativamente bassi: addirittura, Lisbona ha già coperto oltre l’80% del suo fabbisogno di finanziamento 2014 e annunciato il buy-back di debito a maturazione 2015 per ingraziarsi i mercati. Se però salta la tregua dello spread, quel debito diventa carta straccia nel bilancio statale. C’è ancora la fila per comprare titoli e obbligazioni dei paesi fino a poco fa traballanti, le grandi banche hanno scaricato al parco buoi dopo aver comprato praticamente a zero e ottenuto ottimi guadagni.

Il 17 marzo scorso, quando il premier greco annunciò un po’ avventatamente che l’accordo con la troika era stato raggiunto, il decennale greco ha visto il suo rendimento calare di 18 punti base arrivando al 6,87%, mentre il trentennale al 6,70%. Anche i volumi di scambio erano sostenuti, visto che all’11 marzo scorso erano stati tradati 888 milioni di euro di bonds governativi greci, circa il 60% del totale dell’anno precedente e contro i 680 milioni del 2012, quando il debito fu ristrutturato. Gonzi tutti in fila e felici, certi di tramutarsi in tanti piccoli Gordon Gekko. Il timing, poi, è perfetto: non vorrei che quella carta sovrana diventasse rapidamente tossica, una volta scoppiato il bubbone.

Certo, gli Stati avrebbero incamerato finanziamenti per l’anno in corso tali da non mandarli in ginocchio a pagare subito rendimenti sopra il 7%, ma a quel punto lo scudo della Bce servirà davvero. Potremo davvero contarci? Possiamo davvero fidarci delle parole di Weidmann? L’altro giorno all’asta i Treasuries Usa a due anni hanno pagato il rendimento più alto da metà 2011 e sono un bene rifugio, come i Bund tedeschi: qualcosa di grosso sta per succedere su mercato obbligazionario, la ricerca del rendimento ha portato troppo denaro a fronte di solidità fasulla garantita solo dall’autoalimentarsi della corsa allo yield. Ripeto, io sono più spaventato che compiaciuto per le parole di Jens Weidmann. Spero di sbagliarmi.



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