BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Le "coincidenze" che spiegano l'allarme della Germania

Le dichiarazioni di Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, possono essere lette in diversi modi. MAURO BOTTARELLI ci aiuta a capire cosa potrebbe esserci dietro

Infophoto Infophoto

Nel giorno in cui la stampa finanziaria aveva come massima preoccupazione il fatto che King Digital, la casa di produzione del giochino “Candy Crush”, fosse precipitata sotto il prezzo di collocamento in Borsa nel primo giorno di contrattazioni, ho ripensato all’apertura del capo della Bundesbank, Jens Weidmann, a misure di stimolo non convenzionali da parte della Bce, ovvero acquisti obbligazionari in stile Fed e possibili tassi negativi per contrastare il pericolo di deflazione. Il timing mi è parso strano e, come ben sapete, non credo né alle coincidenze, né alle folgorazioni sulla via di Damasco quando si tratta di banchieri o finanzieri.

Certo, il trionfo del Front National alle municipali francesi è stato un segnale di allarme, ovvero il reminder per i politici europei del fatto che il 25 maggio prossimo dalle urne potrebbe uscire uno tsunami euroscettico che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe bloccare i lavori, nella peggiore e non più peregrina, mandare a carte e quarantotto i piani di lor signori in sede Ue. Poi, però, ho guardato in faccia la realtà: ma quanto conta davvero l’Europarlamento? Zero, quanto voi e me, ha la stessa voce in capitolo. Contano gli organismi non eletti direttamente, conta la Commissione, ma soprattutto contano le emanazioni spurie del potere europeo, leggi la troika, organismo senza legittimazione alcuna che gli stessi europarlamentari, svegliatisi da un sonno di quattro anni durante i quali è stato devastato dall’austerity praticamente un continente intero, hanno condannato in un loro documento. Quindi, va escluso il timore delle urne: come diceva Mark Twain, «se davvero votare facesse qualche differenza, non ce lo farebbero fare».

Ci sono però alcune cose in atto in queste ore di grande subbuglio per la questione ucraina che aiutano a capire la realtà. Primo, guardate questo il grafico a fondo pagina: ci mostra il calo del tasso di inflazione spagnolo nel mese di febbraio. Quindi, parliamoci chiaro, ai sei paesi Ue già in deflazione conclamata, possiamo tranquillamente unire anche la Spagna. Secondo, in Grecia si sta giocando una partita mortale per il governo e soprattutto per l’esborso della nuova tranche di aiuti, sapete su cosa? Sulla data di scadenza del latte. L’attuale maggioranza di governo ellenica si basa su 153 deputati su 300, quindi una soglia di sicurezza già risicata, ma in queste ore il rischio di debacle starebbe salendo perché 6 deputati appartenenti al Pasok e a Nd avrebbero confermato l’intenzione di votare contro la risoluzione sul latte proposta dal governo greco su imposizione della troika che andrà in votazione domani (salvo rinvii strategici) e necessaria per ottenere aiuti dal fondo salva-Stati.

La questione è semplice e si basa sulla definizione di “latte fresco”: in Grecia il latte è considerato tale fino a 5 giorni dalla sua mungitura, per la troika invece tale arco temporale deve essere esteso a 11 giorni, di fatto permettendo al latte comunitario di arrivare in Grecia per essere confezionato e venduto. Ora, con tutto il rispetto della lobby del latte, anche in Italia ne abbiamo saggiato la forza con la questione delle quote, ma a vostro modo di vedere la Grecia dopo essersi fatta devastare sanità e welfare, aver svenduto beni pubblici, licenziato con la mannaia, alzato le tasse e fatto quant’altro richiesto dai signori della troika, ora rischia di sprofondare nel rischio default per il latte fresco e sei deputati lobbisti? Ma per favore.