BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

OBAMA-RENZI/ Quanto ci costa il nuovo "patto" con gli Usa?

Matteo Renzi e Barack Obama (Infophoto) Matteo Renzi e Barack Obama (Infophoto)

Di fronte a questo atteggiamento l’America è pronta a fornire agli europei una parte delle sue nuove e immense risorse energetiche. Il gas da scisti non potrà sostituire quello russo, certo non a breve; il primo impianto di liquefazione entrerà in funzione l’anno prossimo, e poi occorre costruire un bel po’ di gassificatori sulle coste europee, a cominciare da quelle italiane (e saranno guai con i comuni, i verdi, i grillini, il popolo del no). Ma non solo. L’Ue dovrà alzare i suoi limiti alle emissioni perché occorre impiegare più carbone; avrà bisogno di riaccendere o non spegnere le centrali nucleari; sarà necessario rimodulare le rinnovabili e così via. Siamo già dentro una svolta strutturale della politica energetica, e prima va fatta meglio è, per evitare una crisi grave in autunno.

I costi per l’Italia non sono affatto trascurabili. Ma noi abbiamo anche una chance da utilizzare perché, a differenza dei paesi del nord e della stessa Germania, non siamo solo attaccati al tubo russo, c’è il gasdotto algerino che potrebbe essere potenziato, anzi raddoppiato come si voleva fare dieci anni fa, prima che passasse la linea filo Mosca. Offrendo una parte del gas al resto d’Europa può diventare un investimento europeo con la partecipazione di più paesi e più grandi compagnie. Renzi ha accennato all’offerta, pur senza entrare nei dettagli. E si è impegnato a fare il possibile, nel semestre di presidenza italiana dell’Ue, per chiudere l’accordo transatlantico di libero scambio.

In questo scenario, gli Stati Uniti hanno promesso di mantenere alta la pressione affinché l’Unione europea cambi politica economica. “L’antitesi tra crescita e austerità non ha molto senso - ha detto Obama in conferenza stampa - perché bisogna in ogni caso rimettere a posto i bilanci pubblici, però l’Ue deve fare di più affinché i paesi in forte avanzo nella bilancia dei pagamenti aumentino la domanda interna per sostenere la crescita dei paesi in disavanzo”. L’allusione alla Germania è chiaro. Si tratta di un refrain ripetuto da anni, che non ha trovato finora ascolto a Berlino, tuttavia la “dottrina Obama” spingerà anche Angela Merkel a cambiare musica. Non è una pura coincidenza se Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e sacerdote dell’ortodossia, ha cambiato idea sul quantitative easing da parte della Bce (cioè l’acquisto di titoli sul mercato) mentre Obama è in Europa e dopo il vertice dell’Aja. Solo gli sciocchi non si rendono conto che la politica economica è innanzitutto politica.


COMMENTI
28/03/2014 - renzi (delfini paolo)

renzi parli per se, ci sono tanti Italiani ed Europei che sostengono Putin e non il governo illegittimo di kiev