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Economia e Finanza

OBAMA-RENZI/ Quanto ci costa il nuovo "patto" con gli Usa?

Con la visita di Barack Obama a Roma, Matteo Renzi porta a casa un buon risultato d’immagine, ma anche un bel po’ di compiti. Il commento di STEFANO CINGOLANI

Matteo Renzi e Barack Obama (Infophoto)Matteo Renzi e Barack Obama (Infophoto)

Il feeling generazionale c’è stato e, per lo meno in pubblico, si è visto. Il sostegno anche, lo hanno detto entrambi in diverse occasioni. Tuttavia, niente è gratis e Barack Obama lo ha ricordato più volte agli europei e agli italiani. Matteo Renzi porta a casa un buon risultato d’immagine, ma anche un bel po’ di compiti. Anche se l’espressione sa tanto di maestrine tedesche e, giustamente, non gli piace, le cose stanno così. Il capo del governo italiano si è impegnato a sostenere gli Stati Uniti sull’Ucraina, quindi ad allentare, fino al punto da romperli se necessario, i legami con la Russia; quelli politici prima ancora che quelli economici. Per far questo dovrà mantenere un bilancio militare al livello non inferiore a quello già troppo basso (il presidente americano lo ha ricordato) pari allo 0,89% del prodotto lordo, sotto la media europea e ben lontano dal 3% americano.

Renzi ha messo le mani avanti: occorre fare economie viste le condizioni del bilancio pubblico. E Obama ha replicato che anche gli Stati Uniti hanno tagliato, ma soprattutto hanno migliorato l’efficienza dell’apparato militare. Il riferimento agli F35, i cacciabombardieri di nuova generazione, è implicito, però nient’affatto casuale. Il governo vuole dimezzare l’ordinativo, il presidente della Repubblica ha fatto capire di non essere d’accordo. L’incontro a quattr’occhi tra Obama e Napolitano, più lungo del previsto, ha affrontato proprio i nuovi scenari politico-militari dopo la rottura con Putin. Non solo: Renzi ha confermato il ritiro dall’Afghanistan, il che comporta altri risparmi, ma non va certo nel senso di un maggior coinvolgimento internazionale, nonostante quel che ha detto il presidente del Consiglio in conferenza stampa.

Dunque, sul fronte della difesa la partita è aperta, anzi è stata riaperta dalla crisi ucraina e tale resterà a lungo. L’Italia, se vuole il sostegno americano, deve prepararsi. Bisogna guardare in faccia la realtà: in Europa s’è riaperta una frattura (anche se non siamo ancora a una nuova guerra fredda), della quale deve occuparsi l’Unione europea, senza delegare tutto agli Stati Uniti. Washington non farà negare il suo appoggio, anzi; il settimo cavalleggeri è pronto a intervenire, ma il primo impatto tocca agli europei.

Obama è venuto nel Vecchio Continente a presentare l’abbozzo di una nuova dottrina di sicurezza che mette insieme politica ed economia, armi ed energia. Lo scambio è chiaro. L’Ue deve potenziare il suo apparato difensivo e tenersi pronta anche a scenari disastrosi come un’eventuale invasione dell’Ucraina. Un giornalista americano in conferenza stampa ha chiesto se l’Italia è pronta a schierarsi a sostegno di Kiev. E Renzi ha risposto subito in inglese: “Yes”, senza esitazioni. Non poteva non conoscerne le implicazioni. 


COMMENTI
28/03/2014 - renzi (delfini paolo)

renzi parli per se, ci sono tanti Italiani ed Europei che sostengono Putin e non il governo illegittimo di kiev