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FINANZA E POLITICA/ L'anti-concertazione del Governatore renziano

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

L'Italia del 2014 è invece "diversa" da quella cui un premier tecnico come Ciampi poteva permettersi di sviluppare al massimo il ruolo tradizionale di "pedagogo politico-economico" svolto come Governatore della Banca d'Italia: poteva imporre il principio secondo cui ciò che è stato deciso al tavolo triangolare Governo-parti sociali ha forza di legge tra quelle parti, rovesciando il paradigma di mercato per cui gli accordi fra le parti sociali hanno forza di legge. In mezzo c'è un ventennio in cui l'Italia è certamente approdata all'euro, ma nella quale Silvio Berlusconi non è riuscito ad affermare una "rivoluzione liberale" che era certamente nelle corde di un Carli ma che il pragmatismo forse obbligato di un Ciampi (di un Prodi, di un Draghi) hanno oggettivamente impedito negli anni 90. Tanto che all'ingresso "ragionieristico" nell'euro (al prezzo simbolicamente alto della svendita distruttiva di Telecom) non ha corrisposto l'europeizzazione dell'Italia o meglio: di "tutta l'Italia".

Non è neppure paradossale che sul tavolo degli imputati − in parte ingiustamente − si ritrovi Giorgio Squinzi: un imprenditore-leader di quel "quarto capitalismo" che ha trainato l'Italia a velocità molto maggiore del tran-tran imposto dalla concertazione. Squinzi paga probabilmente più del dovuto un avvio faticoso dei rapporti con Renzi: la cui decisione di privilegiare il taglio dell'Irpef rispetto all'Irap, d'altronde, non aveva contenuti punitivi verso gli imprenditori e più di una ragionevolezza economica elementare. Certo, la Confindustria di Squinzi non è solo quella della sua Mapei e forse non lo è in misura maggioritaria. La Confindustria odierna − quella contro cui si scaglia Renzi e di cui si mostra scontento Visco − è quella delle Fs: e non certo per lo stipendio dell'amministratore delegato Mauro Moretti, piuttosto per il fatto che il capo-azienda è l'ex sindacalista capo dei ferrovieri della Cgil. E il problema di Renzi non è la redistribuzione del reddito dei ferrovieri, ma la loro produttività quotidiana al servizio dei milioni di pendolari. 

Con questa Italia, Renzi ha sempre detto di non voler "concertare" nulla. Il governatore della Banca d'Italia che gli dà ragione non è un fatto da poco: così come i pannelli dei tg sui cali imposti delle tariffe energetiche (a proposito: Eni, Enel e Terna sono "Confindustria" e "sindacato", non diversamente da come Poste è sinonimo di "Cisl"). Carli era governatore potente e ascoltato all'epoca della nazionalizzazione monopolistica dell'energia elettrica: anche allora Confindustria e Pci − per opposti motivi − erano all'opposizione. 

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