BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Il flop europeo che l'Italia ha ignorato

Infophoto Infophoto

Le critiche stanno montando anche all’interno dell’eurozona. La settimana scorsa, il Ceps ha diramato il Working document N. 389 da cui si evince, dati alla mano, che all’interno dell’eurozona l’integrazione finanziaria sta marciando a ritroso. Tra le soluzioni proposte: un divieto netto agli aiuti di Stato alle banche - esattamente l’opposto da quanto pare trapelare dai segnali del Governo Renzi di essere favorevole alle “bad banks” per contribuire a risolvere i problemi del settore.  

 

Nota: I verbali rivelano anzitutto che due degli otto componenti del­la Corte si sono duramente opposti agli «aiuti» e alla stessa sentenza di rinvio alla Corte di Giustizia europea: «Stiamo eccedendo dalla nostre competenze», ha detto uno dei giudici. Sostenendo in punta di diritto che la Carta della Repubblica federale vieta strumenti come gli Omts. La Germania dovrebbe pertanto cambiare la propria Costituzione prima di permettere l’attuazione dello strumento. Il compromesso è stato raggiunto con una motivazione non giuridica: l’annuncio degli aiuti «ha cal­mierato i mercati ed evitato una crisi europea». Tuttavia, la Corte tedesca ha dato un compito limitato a quella Ue - la conformità degli Omts con i Trattati - e si è riservata la possibilità di torna­re sulla materia della “costituzionalità tedesca” dello strumento. Ossia: ove la Cge si schierasse a favore del presidente della Bce, i giudici tedeschi potrebbero pur sempre dire che gli «aiuti», pur conformi ai trattati europei, non sono in linea con la Costituzione teutonica.

Viene offerto tuttavia, tra le pieghe della sentenza, un compromesso articolato su tre punti. Il primo: in caso di ristrutturazione del debito di uno Stato (o di un istituto bancario) la Bce non deve essere sullo stesso piano dei creditori privati (come non lo sono il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale) e dunque non deve accettare perdite eventualmente dovute a Omts. In ogni caso - secondo punto - la Bce «non deve interferire con il processo di formazione dei prezzi sul mercato finanziario», ossia definire obiettivi quantitativi per obbligazioni pubbliche o spread. Da ultimo, l’impiego degli strumenti deve essere «limitato», e cioè titoli al massimo triennali, non proprio ciò di cui avrebbero bisogno i paesi più indebitati. La pistola potrà al più sparare a salve.

© Riproduzione Riservata.