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CROLLO BORSA/ Ucraina e Italia, la lista di "se" che agita Piazza Affari

Pubblicazione:martedì 4 marzo 2014

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L’impressione fortissima è che i mercati siano andati molto in là con le scommesse; non significa che abbiano sbagliato, perché se l’Italia uscisse dalla crisi e si riprendesse per davvero, e le banche centrali continuassero a stampare, i numeri delle società potrebbero cambiare in meglio e molto. Il punto vero è la quantità di “se” che certe scommesse implicitamente hanno considerato; se l’Italia ha toccato il fondo, se le riforme vengono fatte, se la Germania allenta i requisiti, se dall’America continuano ad arrivare investitori e soldi, se le banche centrali non cambiano linea d’azione, ecc. Tutti questi se, con risposta positiva, determinano quello che si è visto sui mercati. L’esempio italiano è interessante non solo perchè ci riguarda da vicino, ma anche perché testimonia in modo evidente lo scollamento impressionante che si è creato tra realtà, drammatica, e aspettative.

Veniamo ora alle tristi vicende ucraine. La questione vera, per i mercati, è se questa “novità” cambi e in che modo e misura lo scenario che i mercati hanno sposato negli ultimi mesi. È ovvio che se la situazione degenerasse lo scenario cambierebbe e vedremmo i mercati andare avanti sulla falsariga di ieri per molto tempo e con movimenti importanti perchè, non lo ha detto nessuno, rispetto a quanto successo negli ultimi mesi ieri è successo poco e niente.

È meno ovvio capire come questa novità che è accaduta, dopo un’eventuale normalizzazione, cambierà l’umore dei mercati. Il fattore “rischio” per mesi scomparso è riapparso all’orizzonte. Non sempre tutto va bene o secondo i piani e non sempre tutte le rosee aspettative vengono attese. Magari si riparlerà di “spread” e di mercati, magari invece ci si accorgerà che mercati e spread vanno presi con le pinze, sia quando sono sopra 500 che sotto i 200. Il numero di imprese che chiudono e di disoccupati invece importa sempre; una percentuale, per la cronaca, che fa media con un settore pubblico passato quasi completamente indenne alla crisi. Speriamo davvero, molto egoisticamente, che non ci sia nessuna guerra che smascheri il bluff di oggi in attesa che l’Italia si possa davvero presentare con qualche buona carta in mano.

Tra decreti che salvano i cattivi e fanno pagare ai buoni sempre e comunque e i soliti, inquietanti, rumours sulle privatizzazioni di roba buona a prezzo buono o su salvifici interventi di investitori esteri solo e sempre nelle società migliori a prezzo di saldo, di belle carte se ne vedono davvero poche.



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