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GEO-FINANZA/ Così la crisi ucraina mette "all'angolo" Germania e Italia

Pubblicazione:mercoledì 5 marzo 2014

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La vera posta in gioco è costituita da un lato dalle valorizzazioni industriali, ma anche, in modo molto significativo, dal lucroso mercato dei derivati finanziari in materia energetica. La Deutsche Borse, che è rimasta isolata dalla fusione borsistica transatlantica, che in Europa è guidata da Londra, ha cercato di catturare i flussi dei derivati energetici eurasiatici attraverso l’apertura di uno specifico ufficio operativo a Singapore. Questo consentirebbe di intercettare sia i flussi collegati all’energia russa che quelli dell’Asia minore. Questa scelta strategica della Deutsche Borse relativizzerebbe l’importanza della City di Londra, che attualmente è la principale piazza per il trattamento dei derivati energetici. È evidente che dal punto di vista degli interessi angloamericani non conviene che ciò avvenga.

Infine, la questione ucraina, ovvero dei flussi energetici e finanziari tra Russia e Occidente, si collega anche ai negoziati in corso con l’Iran e la Siria. L’eventuale pacificazione della regione permetterebbe di investire in estrazione petrolifera in Iran e Iraq che offrirebbero quantità e ritorno sugli investimenti talmente favorevoli da relativizzare l’Arabia Saudita. Sul piano geopolitico, inoltre, il ritorno di questi attori nel mercato favorirebbe la creazione di percorsi alternativi alla Russia per il trasporto del gas e del petrolio verso il Mediterraneo. Evidentemente è un’ipotesi allettante per gli Usa e per l’Europa, ma assolutamente pericolosa per la Russia. Quest’ultima ha interesse non solo a mantenere la situazione di quasi monopolio delle forniture di gas all’Europa, ma anche di evitare il tracollo del prezzo del barile che per motivi di sostenibilità interna deve restare sopra gli 80 dollari.

 



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