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GEO-FINANZA/ Così la crisi ucraina mette "all'angolo" Germania e Italia

Pubblicazione:mercoledì 5 marzo 2014

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In questi giorni emerge un quadro per cui i “rivoluzionari” ucraini sono stati utilmente utilizzati in una partita molto più grande, con la quale l’europeismo ha poco o nulla a che fare. I flussi finanziari valgono più degli ideali europeisti degli ucraini e sono la vera arma letale per vincere la guerra “a scacchi” tra Usa e Russia. Le banche europee più esposte agli effetti della crisi sono austriache (Raiffeisen) e francesi (Societé Génerale) ma anche americane (Morgan Stanley). A nessuno conviene per ora che la crisi diventi una guerra vera. Oggi il barile è quotato saldamente sopra i 103 dollari, il cambio euro/dollaro è stabile intorno a 1,37 e le borse europee rimbalzano. Il rublo russo e la borsa di Mosca si sono deprezzati, ma non preoccupano il governo che invece vede dietro la polvere della “non guerra” opportunità e lucrosi affari: aumenta l’export e si alza il prezzo del gas. Si ha l’impressione che più che la Russia sia la Germania il vero obiettivo americano. Per capire perché, analizziamo la crisi ucraina con le lenti geopolitiche e geofinanziarie.

Intervenendo il 3 marzo in audizione al Parlamento europeo il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha spiegato di guardare alla crisi da due punti di vista. Da un punto di vista strettamente economico il rischio di un impatto sull’Eurozona sarebbe modesto, ma secondo l’ex governatore di Bankitalia le possibili conseguenze geopolitiche su scala più vasta potrebbero avere ricadute anche nell’economia europea. “L’Ucraina conta per meno dell’1% dei flussi commerciali dell’Eurozona e meno dell’1% delle transazioni bancarie riguardano soggetti con sede in Ucraina, quindi l’impatto economico per l’Eurozona dovrebbe essere relativamente limitato”, ha spiegato Draghi, “le implicazioni geopolitiche sono però da sole la capaci di generare eventi che vanno oltre questi meri numeri statistici, dovremmo seguire la situazione con grande attenzione”.

Parole sagge che non seguono la linea dell’attacco isterico russofobo che gli Usa e alcuni membri della Nato stanno propagando da settimane sui media occidentali. Considerando che Draghi è un importante banchiere centrale con un lungo trascorso anche alla Goldman Sachs, si ha l’impressione che negli Usa e in alcuni paesi europei vi sia uno scollamento tra le valutazioni dell’alta finanza e le policy governative. Mentre le prime si sviluppano in base ai principi realistici della interconnessione mondiale, le seconde sono ancorate a una visione ideologica e geocentrica del mondo.

Infatti, il New York Times ha svelato che “la pressione domestica su Obama per fare qualcosa” è all’origine della manipolazione mediatica russofoba per la quale la cancelliera Merkel avrebbe detto che Putin avrebbe “perso il contatto con la realtà”, mentre in realtà la frase era “vive in un altro mondo”. La strategia americana, a ben vedere, sembra quella di discreditare la Merkel più che Putin, in modo da rendere difficile alla Germania di trovare un canale politico e diplomatico per una soluzione (il proposto “gruppo di contatto”) con la Russia al di fuori del quadro previsto dagli Usa. Questa interpretazione dei fatti sembra essere confortata dalle parole attribuite a Obama nel corso dei suoi colloqui telefonici con omologhi del G8: “make sure everybody’s in lock step with what we’re doing and saying” (traduzione: fate in modo che ognuno sia allineato con quello che diciamo e facciamo).


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