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SPY FINANZA/ La "pantomima" di Putin che spaventa l'Europa

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

D’altronde, è interesse di tutti che la fornitura di gas prosegua così com’è: «A meno che non si arrivi a una vera guerra dichiarata, tutte le parti in causa (Russia, Europa e Ucraina) hanno solo da guadagnare dal fatto che il gas continui ad arrivare in Europa dalla Russia», conferma Thierry Bros, analista senior su gas e petrolio per Societe Generale. A detta del quale, «la Russia ha bisogno del denaro che ricava dalla vendita del gas e l’Europa è dipendente per il 26% dalla Russia per quanto riguarda approvvigionamento e consumo di gas. L’Ucraina, poi, non può vivere senza le percentuali che guadagna dal transito del gas sul proprio territorio». Il primo grafico a fondo pagina lo dimostra plasticamente. Inoltre, più di un quarto di tutto l’export ucraino viene assorbito e consumato dalla Russia, mentre Kiev dipende da Mosca per un terzo del suo import totale: di converso, solo il 6% di export russo viene consumato in Ucraina e solo il 5% di import russo proviene dall’Ucraina. Inoltre, l’Ucraina ha anche un altro piccolo problemino a scherzare troppo con il fuoco russo. Nonostante il Fondo monetario internazionale si sia fiondato come un condor in cerca di carcasse a Kiev, i 3 miliardi di dollari che potrebbero giungere in aiuto del governo-fantoccio ucraino - così come il miliardo di dollari a garanzia sui debiti annunciato ieri da Washington - non basterebbero a pagare interessi sul debito e pagamenti di capitale che Kiev deve affrontare da qui a giugno, come dimostra il secondo grafico.

Capite ora perché a Putin non è interessato minimamente il crollo dell’11% della Borsa di Mosca registrato lunedì, stante anche il rimbalzo a +5% di ieri? A Putin interessa solo del prezzo del gas e del petrolio e le eventuali sanzioni non farebbero che fare il suo gioco, visto che con la fornitura dimezzata o comunque tagliata, i prezzi sarebbero destinati a salire e né Iran, né Iraq sono pronti a intervenire in tempi brevi sul mercato con extra-offerta sul petrolio. E poi, chi ha detto che la Cina non sarebbe felice di comprare petrolio in yuan dalla Russia, fregandosene bellamente delle eventuali sanzioni e tirando una stoccata al dollaro come moneta di riserva e commercio globale?

Attenzione, Vladimir Putin sta giocando al gatto col topo ma il suo messaggio al mondo occidentale è chiaro: basta trattarmi come un parvenu soltanto perché ho modi spicci e siedo su un tesoro di riserve naturali. Anche perché il miracolo shale-gas garantirà forse agli Stati Uniti il quasi affrancamento energetico dal 2020 in poi, ma di certo non garantirà nuova offerta alla domanda globale, ovvero l’Europa deve pensarci bene prima di voltare le spalle al Cremlino. E la Merkel, che non è stupida, l’ha capito bene e subito.

D’altronde, proprio tutti i torti a Putin non si può darli. Certo, ha metodi poco urbani (d’altronde è stato allevato alla scuola del Kgb, non dalle Stimmatine), ma “Wikileaks”, il blog di Julian Assange che ha pubblicato per mesi i messaggi riservati dei diplomatici americani, indicava chiaramente i contenuti del cablogramma del 2010 dell’ambasciatore americano a Kiev, riferiti al programma economico sottoposto al ministro delle finanze, Pynzenyk, nel governo della “liberale” Yulia Tymoshenko. Eccoli: aumento del prezzo del gas; riforma delle pensioni con allungamento dell’età; abolizione delle tariffe agevolate per anziani sui trasporti; rialzo delle tasse sulla benzina; abolizione dei sussidi per le nascite; abolizione delle agevolazioni sui libri di testo e sui pasti degli studenti; abolizione dell’esenzione Iva sui medicinali; aumento del 40% delle tariffe elettriche; privatizzazione delle miniere di carbone. Insomma, già nel 2010 a Washington interessava non poco mettere il becco nelle questioni ucraine, usando come testa d’ariete la convertita Tymoshenko.

 

 


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