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SPY FINANZA/ I nuovi subprime che fanno tremare gli Usa

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Quarto e più importante, Pimco - il più grande fondo obbligazionario del mondo - ha racimolato 5,5 miliardi di dollari per comprare sapete cosa? Debito tossico europeo (e in parte, Usa). Attraverso il fondo Bravo II - al secolo Bank recapitalization and value opportunities fund II - il gigante Usa sta per lanciarsi nell’acquisto di assets problematici e a rischio che giacciono nei bilanci delle banche, inclusi assets legati al settore immobiliare residenziale e commerciale. In parole povere, toxic non-performing debt, per dirla all’anglosassone. Un’operazione destinata a fare la gioia di molti istituti di credito europei, visto che stando a dati del Fmi questi entro la fine dell’anno in corso hanno bisogno di vendere 4,5 triliadi di dollari di assets.

A Pimco sono impazziti? Oppure scommettono che la ripresa ci sarà e migliaia e migliaia di disoccupati torneranno nella forza lavoro attiva e potranno finalmente onorare i loro debiti? Oppure ancora, sanno quello che io immagino: ovvero che la Fed pomperà denaro ancora per un po’, facendo girare la ruota? Una cosa è certa, Pimco non avrà difficoltà a trovare venditori. Anzi, ci sarà la fila, visto che proprio le due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit, il mese scorso avevano intavolato un dialogo con il fondo di private equity statunitense Kkr per vendere alcuni dei loro prestiti ristrutturati. Il mese scorso, poi, la tedesca Commerzbank ha venduto 710 milioni di euro di prestiti legati al ramo immobiliare spagnolo a investitori privati e Royal Bank of Scotland ha venduto il suo portafoglio di proprietà commerciali al fondo speculativo Varde Partners, mentre in agosto la bad bank statale spagnola ha ceduto i suoi primi assets immobiliari al gruppo di private equity Hig.

Insomma, si svende per ripulire i bilanci, visto che gli stress test e l’Asset quality review della Bce incombono. E, soprattutto, dopo mesi di continui outflows dal mercato del reddito fisso, anche Pimco si è messa in fila nella ricerca del rendimento, rischioso che possa essere: “fear of missing out” si dice in America, ultima speranza in italiano. Ma senza una qualche garanzia che la Fed non andrà avanti col “taper”, nemmeno la disperazione di Pimco porterebbe a un azzardo simile (il quale, in condizioni di Qe, potrebbe invece tramutarsi nell’affare del secolo per il fondo e nella svendita del secolo per le banche).

Quinto, occorre sapere, cari lettori, che in America non è cambiato nulla con la crisi. Proprio nulla, le vecchie abitudine sono tutte rimaste, anzi sono incancrenite: a Wall Street si cercano solo vie rapide e facili per ottenere bonus più alti e i famigerati subprime sono tornati in grande spolvero. Già, proprio loro: sia per le auto che per l’acquisto di case, il “grande veleno” finanziario è tornato tra noi. A causa del combinato tra prezzi alti per le nuove automobili e tassi relativamente bassi per i prestiti al consumo, gli americani stanno infatti prendendo a prestito un ammontare record di denaro per comprarsi la macchina nuova. Stando a dati dell’Experian Automotive, che traccia milioni di prestiti per l’acquisto di auto ogni trimestre, la cifra media presa in prestito negli ultimi tre mesi del 2013 per comprare un’auto è salita al record di 27mila dollari, un aumento di 739 dollari rispetto allo stesso periodo del 2013. La cifra media per l’acquisto di un’auto usata è invece salita a 17.974 dollari, più 345 dallo stesso trimestre dell’anno precedente.

E chi è in cima alla classifica di chi prende maggiormente a prestito denaro? I clienti con rating di credito tra 620 e 679, ovvero subprime, con pochissime garanzie: per costoro, l’aumento medio rispetto al 2012 è stato di 1500 dollari, per una media di denaro preso in prestito di 29.385 dollari. Ovviamente, questa clientela è anche quella con la rata mensile media più alta, attorno ai 499 dollari. E come si fa? Facile, carta di credito su carta di credito per aumentare la capacità di spesa a debito e poi allungamento del periodo per ripagare il prestito, visto che ormai la media nell’ultimo trimestre 2013 è di più di sei anni.