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SPY FINANZA/ I nuovi subprime che fanno tremare gli Usa

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Ma pensate che il gran casinò dei subprime valga solo per le auto? Sbagliato. Anche l’immobiliare si è ributtato a pesce nel business, con Well Fargo - fallita durante la grande crisi - capofila delle banche che sono ben felici di estendere il credito a clienti subprime, ovvero con rating di credito a rischio. Ma siccome la scottatura è stata grossa, ecco che per ritornare in pista si decide di cambiare nome: basta con l’abusato “subprime”, avanti con “another chance mortgage” o “alternative mortgage programs”.

Sono programmi di mutuo destinati a clienti con rating di credito basso, circa a 600, quando prima il limite era di 640: la classificazione negli Usa va da 300 a 850 e divide i debitori “prime” dai “subprime”. L’unico ostacolo rimane la Dodd-Frank Law del 2010, in base alla quale un debitore subprime se fa default sul credito può denunciare il creditore in base alla logica per la quale quel mutuo o prestito non andava nemmeno stipulato, visto il rating di credito iniziale. E come si fa per evitare questa brutta grana? Semplice, visto che il governo - forse un po’ in difficoltà nel giustificare i record di Wall Street a fronte di “Main Street” che piange miseria - sta offrendo copertura Fha come se piovesse, ovvero garanzie governative su mutui e prestiti erogati dalle banche. E cosa comporta questo? Che Wells Fargo, ad esempio, può impacchettare quei mutui e prestiti e mutui in obbligazioni e venderli agli investitori, promettendo rendimenti molto sopra la media, visti anche i tassi di interesse praticamente a zero che sono erosi dalla pur bassa inflazione. Insomma, i contribuenti rischiano di pagare ancora una volta il prezzo all’avidità della finanziarizzazione selvaggia.

E chi non è abbastanza grande come Wells Fargo per impacchettare bonds, si è inventato i cosiddetti “nonqualified loans” che sono spesso detenuti a bilancio ma la carta della garanzia governativa è troppo ghiotta e anche istituzioni come Citadel Servicing Corporation, il principale creditore di clienti subprime d’America, sta lanciandosi nel business delle obbligazioni. Pensate che Citadel ha prestato e sta prestando soldi a persone con rating di credito anche di 490, facendo pagare loro tassi di interesse del 10%, contro il 4,3% dei clienti di categoria “prime”. E c’è la fila per ottenere un prestito.

Nel Maryland, poi, c’è la Acc Mortgage, che offre a clienti subprime il programma “Low Credit Score Debt Consolidation Program”: hai un rating da fare pietà? Tranquilli, noi ti diamo tutti i soldi che vuoi. Bancarotta? Riposessione dell’immobile? Ipoteca o pignoramento? Non c’è problema, paga il contribuente attraverso le garanzie statali. Il giochino è ricominciato. E, per questo, temo che la Fed non potrà che appellarsi al maltempo e stampare di nuovo. All’infinito. Dio ci assista quando questo delirio arriverà al livello fisiologico di esplosione della bolla.

 

P.S.: Tanto per chiudere in bellezza la polemica iniziata ieri riguardo l’effetto salvifico dell’azione del governo greco nella gestione della crisi in cui è sprofondato il Paese, ecco le parole del ministro ellenico della Sanità, Adonis Georgiadis, rispetto alle priorità del sistema sanitario nazionale, in attesa che la lotta all’evasione fiscale - con la disoccupazione a livelli record e la corruzione stile Terzo Mondo - garantisca nuovi fondi: «Malattie come il cancro non sono considerate urgenti, almeno non fino al loro stadio finale». Complimenti. 

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