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PROGRAMMA PADOAN/ Forte: così l'Italia resta "ostaggio" di Confindustria e Cgil

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Questo non emerge dall’intervista, il vero problema è un altro. Il ministro ha ipotizzato una riduzione delle tasse solo per le fasce meno abbienti dei lavoratori dipendenti. È una scelta che non ha senso innanzitutto da un punto di vista dell’equità della sinistra tradizionale, in quanto esistono milioni di persone a basso reddito che sono pensionati o lavoratori autonomi. Poiché non sono lavoratori dipendenti, né gli uni né gli altri agli occhi del ministro Padoan avrebbero diritto a essere aiutati e ciò rappresenta una scelta aberrante anche solo sul piano della giustizia sociale, che la nostra sinistra dimostra di non conoscere né rispettare.

 

Dare più soldi ai dipendenti meno abbienti può comunque rilanciare l’economia?

Anche da questo punto di vista si tratterebbe di un errore. Le imprese stanno delocalizzando all’estero i dipendenti qualificati con i redditi più alti, mentre le mansioni a basso lavoro aggiunto come le badanti continuano a essere svolte come prima da extracomunitari o da italiani poveri. Le tasse andrebbero quindi ridotte anche ai lavoratori a reddito più alto, e il modo più semplice per farlo è diminuire il cuneo fiscale alle imprese le quali poi gestiranno questa riduzione.

 

Può spiegare meglio in che modo si dovrebbe intervenire?

Il ministro Padoan si trova al bivio. Da un lato può intervenire riducendo il cuneo fiscale per tutte le imprese, ma soltanto dopo avere attuato la riforma del lavoro. Dall’altra può accettare di subire le pressioni della Cgil, riducendo soltanto le imposte per i bassi redditi da lavoro dipendente. Si tratta di un’alternativa tutta politica tra la scelta della produttività e quella di compiacere le lobby tradizionali all’interno del Pd.

 

Renzi riuscirà a sfidare queste lobby?

La vera rivoluzione avverrebbe se Renzi decidesse di rottamare i contratti nazionali di lavoro o magari, come sarebbe auspicabile, la Fiom. Ciò di cui c’è bisogno non è un sindacato che fa politica, ma che sta nelle imprese per fare i contratti aziendali. I sindacati nella storia italiana sono diventati soggetti politici attraverso la lotta di classe comunista che mirava alla presa del potere e all’egemonia gramsciana. Se Renzi è un vero innovatore è su questo che deve voltare pagina.

 

(Pietro Vernizzi)

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