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Economia e Finanza

EUROPA VS. ITALIA/ Bruxelles vuol frenare la "svalutazione" del rottamatore

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Il debito pubblico aumenta, ma ci sono dei debiti tali per cui l’aggravio è ridotto a pochi miliardi, e non comporta un aumento secco di 58 miliardi. Colpisce però il fatto che l’Italia è uno dei Paesi a contribuire di più in Europa, e dovrebbe quantomeno fare sì che le valutazioni della Commissione Ue siano al netto degli esborsi che sono stati fatti per gli aiuti ai Paesi in difficoltà, a partire dalla Grecia. 60 miliardi pesano, anche da un punto di vista solo nominale. Nel Documento di economia e finanza (Def) del ministero del Tesoro troviamo anche le cifre del debito pubblico, ma al netto degli aiuti forniti i quali sono largamente inferiori. Anche su questo terreno dovrebbe esserci uno sforzo più chiaro per fare sì che su questo debito pubblico non gravi anche da un punto di vista nominale il peso del sostegno ai Paesi in difficoltà.

 

Resta il paradosso di un’Ue che ci costringe a indebitarci per aiutare gli altri paesi, e poi ci toglie i mezzi per fare le riforme che ci chiede …

Questi sono i meandri di una governance europea che non da oggi crea problemi a un Paese come l’Italia. L’anno prossimo entreremo nel concreto del meccanismo del Fiscal compact, e quindi della riduzione programmata del debito pubblico per la parte eccedente il 60% del rapporto debito/Pil, che è oggi al 132,7%. Si tratta di cifre importanti, e su quell’ammontare del debito si tiene poco conto dell’esistenza di un avanzo primario che in Italia è molto forte e tra i primi in Europa. Siamo secondi solo alla Germania, che è l’unica ad avere un avanzo primario più alto del nostro.

 

(Pietro Vernizzi)

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