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SPY FINANZA/ Cina, Usa e Grecia, i "focolai" di una nuova recessione

Pubblicazione:sabato 8 marzo 2014

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C’è però un dato contrastante e inquietante che giunge sempre dalla Cina e che getta una luce nuova e sinistra sugli accadimenti di queste ore in Ucraina: il governo di Pechino, infatti, ha deciso di aumentare del 12,2% il suo budget per la Difesa, portandolo a 132 miliardi di dollari, nel prossimo anno fiscale, un dato completamente scollegato al tasso di crescita annuale del 7,5% del gigante asiatico. L’industria bellica è quindi la dinamo scelta per riattivare il turbo della crescita? Oppure la Cina ha voglia di flettere i muscoli e intende far vedere molto bene che lo sta facendo? Non so, ma ci sono molte, troppe notizie che stanno uscendo in questi giorni e che vengono ignorate dai media.

Come ad esempio il fatto che in Grecia sia arrivato il momento dei gonzi, l’operazione “paper for dummies” sta partendo, visto che le banche semi-fallite e totalmente nazionalizzate del Paese stanno per lanciarsi in un’operazione di finanziamento sull’open market con emissioni obbligazionarie. Direte voi, con l’indice di Borsa di Atene top-perfomer da inizio anno con il +19% (+30% nell’intero 2013), trainato proprio dagli istituti bancari divenuti - attraverso i covered warrant però, non le azioni - il pasto preferito degli hedge funds Usa, ovviamente ci sarà la fila per acquistare quei bond. Non lo escludo, anzi ne sono quasi certo.

Calcolate che il mercato delle obbligazioni bancarie è enorme, solo in Italia è il secondo veicolo di investimento per la clientela retail, ovvero le famiglie: nell’ultimo anno questa categoria ha acquistato obbligazioni bancarie per 122 miliardi di euro, contro i soli 26 miliardi comprati da investitori professionisti come i fondi. E attenzione, in caso di default o nazionalizzazione con haircut o bail-in le obbligazioni bancarie non sono come i conti correnti: non hanno margine di salvaguardia, si perde tutto. Bene, al netto di tutto questo, Piraeus Bank - salvata dalla bancarotta non una ma due volte - inaugurerà a breve la nuova stagione di emissioni con una copertura per 1,75 miliardi di euro, il tutto per cercare di rimettersi in sesto e riuscire a superare gli stress test della Bce, a fronte di necessità di capitale calcolate dalla Banca centrale ellenica in ulteriori 425 milioni di euro.

Ci credete? Credete a queste cifre, visto il dato sulle sofferenze bancarie greche che vi ho fornito a inizio settimana? Oltretutto, nessuno sa il vero stato di salute d quelle banche. La troika stima infatti necessità di capitale per gli istituti ellenici tra gli 8,5 e i 9 miliardi di euro, mentre la Banca centrale greca lo limita a 6,4 miliardi: soltanto la scorsa estate, otto mesi fa, quelle stesse banche sono state ricapitalizzate per qualcosa come 28 miliardi di euro. E la questione non è di lana caprina, visto che se le banche non riescono a racimolare capitale sui mercati, l’Hellenic Financial Stability Fund, braccio armato della troika, prenderà il controllo della situazione.

Il problema sta tutto nel giochino che le agenzie di rating hanno fatto qualche mese fa per aiutare i creditori della Grecia a massimizzare i guadagni prima di scaricare tutto e lasciare Atene al suo destino. Il Paese, infatti, ora è in categoria di “mercato emergente” e rientra nell’indice Msci Emerging Markets, un qualcosa di imbarazzante ma anche di straordinariamente favorevole, visto che per quanto ridotta male la Grecia è in grado di performare molto meglio di altri suoi partner in questa categoria e, di fatto, utilizzare quei dati positivi per porli a raffronto con altri paesi dell’eurozona, per quanto questi non siano classificati come “emergenti” ma “sviluppati”.

È il classico gioco di specchi e sta funzionando alla grande. La Grecia sta campando di dissimulazione e concorrenza sleale, visto che va in outperforming rispetto agli altri mercati emergenti grazie al ciclo in atto, alla correlazione con l’eurozona e alle sue valutazioni: detto fatto, tutti sono overweight sugli assets ellenici, almeno finora. Ma quando si comincia a lanciarsi in campagne obbligazionarie, meglio leggere trecento volte i prospetti.


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