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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Cina, Usa e Grecia, i "focolai" di una nuova recessione

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Direte voi, c’è comunque l’America a salvare capra e cavoli, stante i dati di crescita, già pesantemente visti al ribasso dal governo a inizio mese, a dire il vero. E sapete perché? Al netto del dato reso noto ieri sulla disoccupazione, che in febbraio ha toccato il 6,7% contro le attese del 6,6% (stesso dato di gennaio), con 10,5 milioni di americani senza lavoro, gli Usa stanno infatti per tornare dritti dritti in recessione.

Sono dodici le voci che parlano questa lingua e ve le elenco. 1) La richiesta di nuovi mutui negli Usa è scesa al livello più basso degli ultimi venti anni. 2) Radio Shack, catena leader nella vendita di materiale legato a informatica e hi-fi, ha annunciato la chiusura di oltre 1000 punti vendita in tutto il Paese. 3) L’indice Ism Services è al minimo di quattro anni, come vi ho detto ieri e il dato occupazionale del settore ha subito il peggior calo dal fallimento di Lehman Brothers. 4) Il programma sanitario noto come Obamacare sta già devastando l’industria farmaceutica Usa, con il rischio di impatti negativi sui profitti senza precedenti. 5) Le revenues sul trading delle grandi banche di Wall Street stanno calando, con giganti come Citigroup e JP Morgan Chase che hanno conosciuto il quarto calo consecutivo nel primo trimestre di quest’anno, solitamente il momento migliore dell’anno a livello di profitti. 6) Proprio JP Morgan Chase ha già annunciato il taglio di migliaia di posti di lavoro. 7) Moody’s ha abbassato di nuovo il rating di credito della città di Chicago, ora a tre gradini dallo status di “spazzatura”: insomma, Detroit sta per ricevere compagnia, altro che il “salva-Roma”. 8) L’economia statunitense ha perso 2,87 milioni di posti di lavoro nel mese di gennaio: negli ultimi dieci anni, l’unica altra volta in cui gli Usa hanno conosciuto un’emorragia simile fu nel gennaio 2009, al picco massimo della recessione. 9) In gennaio, il reddito reale disponibile negli Usa ha conosciuto il peggior calo dal 1974. 10) Solo il 35% degli americani ha detto di stare finanziariamente meglio dell’anno precedente. 11) Le vendite a livello globale di Caterpillar, cartina di tornasole dell’attività nel settore infrastrutturale e delle costruzioni, stanno calando da quattordici mesi di fila. 12) Nelle ultime tre settimane, i fondamentali macro delle 10 maggiori economie del mondo sono letteralmente collassati al livello più rapido da quattro anni questa parte, conoscendo il calo più consistente dal crollo di Lehman Brothers.

E nonostante negli Usa - soprattutto alla Fed - vada molto di moda la logica del “blame the weather”, ovvero dare la colpa della mancata ripresa al maltempo che ha flagellato gli Usa questo inverno, i dati ci dicono che lo scorso gennaio è stato il quarto più caldo da quando vengono registrati questi dati, notizia pubblicata dal New York Times. Attenzione, quindi, la situazione è tutt’altro che rosea. E una bella crisi bellica potrebbe essere la migliore scappatoia per evitare un altro 2008. Con i costi che questa imporrebbe, certo, ma per le regole della grande finanza questi sono solo danni collaterali. Occorre mantenere in vita il Frankenstein creato dalla Fed. A qualsiasi costo. Non ci credete? Guardate quest’ultimo grafico: ci mostra l’ultimo sondaggio rispetto alla “bearishness”, ovvero all’atteggiamento ribassista, degli investitori globali. Siamo al 16%, il minimo storico.

 

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