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SPY FINANZA/ Cina, Usa e Grecia, i "focolai" di una nuova recessione

MAURO BOTTARELLI ci riporta dati e notizie da Cina, Usa e Grecia che fanno pensare che una bella crisi bellica potrebbe essere la migliore scappatoia per evitare un altro 2008

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Et voilà, stavolta è successo. Nessun cavaliere bianco è infatti giunto all’ultimo momento in soccorso della Shanghai Chaori Solar Energy, azienda che ieri non ha pagato i creditori delle sue obbligazioni per un valore di 14,7 milioni di dollari, dando così vita al primo default nella storia della Cina, da quando il governo ha avviato la contrattazione pubblica dei titoli di debito nel 1997. Il bond di Chaori Solari, in scadenza nel 2017, era stato emesso nel 2012 con un una cedola annuale variabile che quotava l’8,98%. L’emissione, da BBB+, aveva già ricevuto un downgrade a CCC da Pengyuan Credit Rating. E ovviamente adesso il mercato si chiede: sarà l’inizio di un default a catena delle società cinesi?

Secondo Brian Coulton, global emerging market strategist a Londra per conto di Legal & General Investment Management, «nel breve termine vedremo i rendimenti delle cedole crescere, ma questo è il presupposto per creare un mercato migliore e dare un prezzo più corretto al rischio di credito». Forse, ma il rendimento dei bond a cinque anni AA- è passato al 7,77% di mercoledì, ai massimi da quattro mesi, per raggiungere giovedì il 7,82%. Ora, occorre fare attenzione a tre cose. Primo, il giudizio AA- o inferiore in Cina corrisponde a obbligazioni di tipo non-investment grade: andate a vedere quante sono quelle sul mercato e capirete quanto il rischio di default a catena sia reale. Secondo, di converso, con 5 triliardi di riserve valutarie estere, la Cina è in grado di tamponare quei default senza squassare il sistema a livello globale, ma la Banca centrale, proprio alla vigilia del Comitato centrale del partito, è intenzionata a stringere i cordoni dei credito per sgonfiare l’enorme rischio sostanziato dall’esorbitante sistema bancario ombra. Quindi, a meno di rischi seri, difficilmente entrerà in scena per salvare fondi finiti underwater. Terzo, la situazione cinese è molto ma molto delicata. Negli ultimi tre giorni si è registrato il peggior calo da quattro mesi a questa parte sui mercati del credito cinesi e l’indicatore di crisi di credito del Paese (basato sugli spread dei bond a 2 anni e sullo swap a 2 anni) sta mandando segnali inequivocabili di un sistema che sta grippando, come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina.

Il problema non è la mancanza di credito, basti guardare il livello dello Shibor a una settimana (riportato nel secondo grafico), bensì la mancanza di volontà delle banche e dei soggetti finanziari di prestarsi quel denaro tra loro nel mercato interbancario, come ci dimostra il terzo grafico che mette in correlazione anche l’andamento azionario dello Shanghai Composite e il cross con il dollaro. Insomma, una ratio che ricorda molto quella delle banche occidentali nei mesi precedenti al crollo Lehman: i soldi ci sono, ma l’interbancario è congelato dalla paura.