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Economia e Finanza

BANKITALIA/ Il rischio di una seconda "svendita"

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Tale prescrizione può essere interpretata come costitutiva del dovere, in capo all’Istituto, di effettuare la valutazione delle quote avuto riguardo all’intera consistenza patrimoniale di Palazzo Koch e, quindi, anche alle riserve auree, di cui l’Istituto si è arrogata la proprietà, esattamente come accadrebbe in una libera negoziazione di mercato. L’acquisto in parola dà poi luogo a una spendita di risorse pubbliche, oggettivamente destinate ad apportare un rilevante miglioramento patrimoniale delle banche partecipanti che, a differenza di tutte le altre, possono giovarsene anche ai fini della rispondenza ai parametri del cosiddetto Core Tier 1 stabiliti dal Comitato di Basilea.

Non può quindi nutrirsi alcun serio dubbio circa l’effetto di depauperamento causato allo Stato dal d.l. n. 133/2013. V’è poi un aspetto davvero paradossale. Più volte il Governo e la stessa Banca d’Italia, prima e dopo la conversione del d.l. in questione, a pretesa giustificazione della sussistenza di ragioni d’urgenza per adottare tale provvedimento ex art. 77 Cost., hanno invocato (more italico) sedicenti obblighi di conformazione imposti dall’ordinamento europeo (senza, tuttavia, mai citare un disposto a sostegno dell’affermazione). L’assunto è stato ripetutamente smentito proprio dalle istituzioni comunitarie.

Una prima volta, come si è già avuto occasione di rammentare, la Bce, interpellata dal Governo pochi giorni prima dell’adozione del decreto legge, aveva formulato una serie di rilievi, anche in ordine all’intempestività della richiesta, esprimendo dubbi, tra l’altro, in merito alla legittimità e all’opportunità della previsione dell’acquisto di azioni proprie da parte dell’Istituto centrale.

È poi giunta la lettera di cui si diceva al principio di queste note, grazie alla quale “si scopre” che l’ex Ministro dell’Economia Saccomanni (v. l’articolo di Federico Fubini apparso su la Repubblica del 28 febbraio scorso), nonostante l’avviso manifestato dalla Bce, aveva ritenuto di non notificare alla Commissione il d.l. n. 133/2013, sul presupposto, infirmato dallo stesso costrutto normativo, prima che dalle deduzioni dell’Eurotower, che esso non presentasse alcun profilo da scrutinare sub speciedi concessioni di aiuti pubblici a soggetti privati.

L’omissione del Governo Letta è stata, tuttavia, colmata, secondo quanto riferito dai quotidiani (vedasi il citato articolo di Fubini) da un’interrogazione rivolta alla Commissione dall’eurodeputato dell’Idv, Nicolò Rinaldi: ciò che conferma l’anomalia tutta italiana, per cui - all’opposto di quanto accade, ad esempio, in Germania, ove il Tribunale costituzionale ha ripetutamente arginato atti e comportamenti che rischiassero di ridondare in rinunce o cessioni definitive di sovranità, quand’anche in nome dell’unificazione dell’Europa (si pensi al caso dell’Omt deliberato dalla Bce o a quello della legge elettorale per il Parlamento europeo) - siamo costretti ad andare a cercareextra moenia il rimedio a provvedimenti normativi che pure non dovrebbero resistere alle diverse istanze di scrutinio di legittimità costituzionale previste dal nostro ordinamento.