BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Così l'Italia può uscire dalla trappola dell'euro

Pubblicazione:domenica 9 marzo 2014

Infophoto Infophoto

Quindi è evidente che quel che oggi serve ai paesi del sud Europa non è un intervento di riduzione dei salari, ma un deciso intervento sui prezzi. Solo un tale intervento può cambiare strutturalmente la partita corrente, quindi attraverso una forte ripresa della competitività e non attraverso la creazione di disoccupazione. Ma incredibilmente, in Italia, i governi Monti e Letta, non hanno fatto nulla del genere. Che farà il nuovismo del nuovo governo Renzi?

Per non essere fraintesi, si precisa che gli interventi strutturali sui prezzi sono parte integrante dei programmi di austerità. Il problema è che ogni società ha dei limiti di tolleranza della dose di riduzione dei costi e dei prezzi prima di sfociare in ribellione popolare, se non addirittura in guerra civile. Ad esempio, l’aggiustamento operato durante la repubblica di Weimar tra il 1929 e il 1933 fu del 23%, portò a violente proteste popolari seguite poi da un periodo ben peggiore! Nell’eurozona solo un programma concordato tra tutti i suoi membri potrebbe essere attuato. Per questo ci vuole una decisione politica. Ma, poiché un tale programma genererebbe necessariamente una spinta inflattiva è necessario il coinvolgimento preventivo della Bce che, con i Trattati attuali, ha le mani legate dal vincolo di “mantenere la stabilità dei prezzi”. Questa è la vera trappola dell’euro!

Questa trappola porta alle alternative per uscirne. Purtroppo tutte possibili ma estremamente pericolose se non avverse. La più immediata è uscire dall’eurozona e svalutare la propria moneta. Ripartirebbe l’economia e l’occupazione, ma il debito denominato in euro risulterà più costoso. Nel caso italiano, come ha scritto il prof. Alberto Bagnai, grazie al fatto che solo il 22% del debito è in mani straniere, si potrebbe faticosamente riuscire l’operazione in un periodo di 6-10 anni. Tuttavia, esisterebbero altri rischi, dal contagio alla speculazione che da soli sarebbero difficilmente controllabili.

Per uscire dalla trappola dell’euro, l’unica soluzione ipotizzabile è che tutti i membri coordinino un meccanismo di riallineamento, uscendo dall’attuale meccanismo di parità dell’euro e rientrando in un nuovo euro dopo aver compiuto il deprezzamento. Questa soluzione sarebbe praticabile a due condizioni che per ora non si vedono: a) convergenza politica e legalmente cogente; b) modifica del mandato statutario della Bce per aggiungere la creazione controllata di inflazione.

Altre soluzioni sono state avanzate dal Fmi che ha suggerito di applicare una sorta di politica keynesiana di stimolo alla domanda nei paesi centrali dell’eurozona, che poi farebbero da traino agli altri. Ma un tale suggerimento è stato scartato perché porterebbe i paesi periferici al collasso e non è neppure chiaro se e quando avvantaggerebbe i paesi centrali dell’euro che vedrebbero un aumento dei salari e dei prezzi insieme a una riduzione delle esportazioni. Inoltre, questa proposta non risolverebbe il già descritto meccanismo di trasferimento di capitali dal centro ai periferici che non ne traggono alcun vantaggio reale. Inoltre, parzialmente, qualcosa di simile è già stato tentato introno al 2009 con risultati pessimi.

Si devono abbandonare queste fantomatiche quanto teoriche soluzioni. Forse la migliore soluzione è di lasciare più libere di esprimersi le forze del mercato. Se l’obiettivo è il riequilibrio delle partite correnti, la competitività è il solo pre-requisito alla crescita. Se l’obiettivo è la riduzione dell’esposizione al debito all’interno della zona euro, gli interventi pubblici che ridirigono i flussi di capitali da nord verso sud devono essere drasticamente ridotti invece che espansi. I politici chiedono, invece, soluzioni contraddittorie: da un lato il riequilibrio delle partite correnti, ma allo stesso tempo il salvataggio con fondi pubblici. Un pasticcio che gli operatori istituzionali (Bce e Commissione europea) non hanno avuto il coraggio di denunciare.

Per risolvere il guaio creato dalla trappola dell’euro non resta quindi che annunciare ai popoli dei paesi membri un programma almeno decennale di seria austerità, stagnazione e reale svalutazione nei paesi in deficit, mentre negli altri paesi in surplus si vivrà lo stesso periodo con un’inflazione significativa. C’è da vedere se l’idea europea sopravvivrà al confronto con la realtà!



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.