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FINANZA/ Così l'Italia può uscire dalla trappola dell'euro

L’Italia ha sprecato una grande occasione con l’introduzione dell’euro e ora rischia nuovamente di sbagliare con la moneta unica. PAOLO RAFFONE ci spiega perché

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In questo articolo si cerca di spiegare in modo comprensibile perché i politici europei stanno portando, senza capirlo o saperlo, l’idea europea all’autodistruzione. Chissà se i giovani al governo adesso in Italia si rendono conto delle drammatiche scelte di verità che dovranno necessariamente compiere, prima che sia troppo tardi. Che l’eurozona sia stata concepita male lo dicono e scrivono in molti. Ma se a dirlo sono due influenti centri studi in materie economiche e monetarie, allora è meglio crederci. Nello studio n. 4086 del gennaio 2013 il Center for Economic Studies (Ces) e l’Ifo Institute hanno pubblicato una tesi chiarissima secondo la quale le misure di protezione fiscale messe in atto dalla Bce hanno calmato i mercati finanziari, ma hanno lasciato irrisolto il vero problema che impedisce la crescita: la competitività interna tra i paesi dell’eurozona.

La Francia e i paesi dell’Europa del sud non riescono a competere con i loro prodotti rispetto alla Germania e agli altri paesi dell’eurozona. Questo è il risultato della stabilizzazione dei prezzi messa in atto dalla Bce, che in esecuzione precisa del mandato attribuitole dal Trattato di Maastricht è intervenuta per ridurre l’inflazione. L’applicazione di politiche keynesiane sarebbe controproducente per i primi e inutile per i secondi, portando alla stagflazione (arresto dell’economia) nel sud Europa e in Francia e all’inflazione nel nord. Quindi il divario diventerebbe ancor più marcato nell’eurozona, che diventerebbe ingovernabile. La soluzione prospettata nello studio è di una vera e concreta integrazione economica tra nord e sud Europa, che si può realizzare solo attraverso un riallineamento relativo dei prezzi dei prodotti e il riequilibrio dei conti correnti.

Ciò si può realizzare solo se i mercati finanziari fossero autorizzati a ridirigere i flussi di capitale verso il nord Europa invece di essere “guidati” artificialmente per un uso che essi stessi vorrebbero evitare (nel sud Europa). In pratica, chi sta meglio, secondo la regola aurea di qualsiasi tipo di unione economica o monetaria, si avvantaggia rispetto agli altri che diventano zone “colonizzate” o comunque “specializzate” e dipendenti da chi è in vantaggio. Un’unione basata sulla solidarietà e la mutualizzazione, nonostante i preamboli retorici dei trattati, non è stata ancora scritta.

Questo discorso spiega meglio la posizione assunta dalla Germania con la recente sentenza sull’Omt, ma anche la cautela e le condizionalità imposte per l’uso dell’Esm e di qualsiasi altro strumento di salvataggio di stile mutualistico nell’eurozona. Lo stesso ragionamento è anche applicabile alle discussioni in corso relative alla traduzione in realtà dell’Unione bancaria, il cui meccanismo chiave, il sistema di risoluzione, deve ancora essere scritto. Il Parlamento europeo ha tentato di inserirsi, richiamando le proprie prerogative, su questo punto, ma è molto probabile che alla fine cederà lasciando fare ai governi.

L’assenza di competitività dell’eurozona era ben chiara ancor prima che essa entrasse in vigore (1999) e fu discussa al Summit di Madrid del dicembre 1995. Nonostante ciò la Commissione europea decise di adottare il regolamento 1466/97 che impose la nascita dell’eurozona senza prima intervenire sul doloroso ma necessario riallineamento. Una scelta scellerata, che come ha spiegato il Prof. Giuseppe Guarino dovrebbe essere dichiarata giuridicamente nulla, che ha portato alla rapida (e artificiale) convergenza dei tassi di interesse, offrendo credito a buon mercato ai paesi del sud e all’Irlanda. Questi crediti hanno permesso l’iniziale successo dell’eurozona, per cui nei paesi del sud Europa e in Irlanda si è generata una spinta inflazionistica che ha facilitato e permesso la convergenza dei paesi periferici. Una vera e propria “bolla” che è poi esplosa nel 2007 non appena si sono manifestati gli effetti della crisi finanziaria americana.