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Economia e Finanza

IDEE/ Il taglio dei prezzi che risolve due crisi

Per MAURO ARTIBANI, ci troviamo ad attraversare una doppia crisi, di produzione e di generazione, economica ed ecologica; la sovraccapacità della prima, il sovraccarico della seconda

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Visti gli atti e i fatti di questa crisi; visti i vizi e gli stravizi degli agenti economici coinvolti; sconquassata la produttività totale dei fattori: così del doman non v’è certezza. Già i fattacci dei fattori: si ferma la spesa, si ferma il consumo; se il capitale sottoremunera il lavoro perché sovrapproduce, fa aumentare ancor più il sovrapprodotto. Oplà, bassa la produttività del quel capitale, mortificata quella del lavoro; addirittura inagibile quella del consumo; non se la passa meglio un altro agente finora incognito: la Terra, ch’eppur monopolista del monopolio sconta produttività al collasso [].

Fiuuuuu! In questo tempo impervio altro che crisi: crisi doppia, quella della produzione e quella della generazione. Sì, insomma quella economica e quella ecologica; la sovraccapacità della prima, il sovraccarico della seconda. Per porre rimedio al danno, da decenni si è ritenuto dover fare politiche monetarie, scagliando bombe di reflazione contro la deflazione, ottenendo l’effetto collaterale di sterilizzare il suo contrario: l’inflazione. Gulp!

Se ne avvede e tuona Christine Lagarde: “Quello che stiamo vedendo è un’inflazione bassa e se questa durerà per un periodo prolungato, potenzialmente potrebbe destabilizzare le previsioni dei consumatori sull’evoluzione a lungo termine dell’inflazione”, ha detto il direttore generale del Fmi in un convegno nel nord della Spagna. Non paga aggiunge: “Stiamo dicendo che il rischio potenziale esiste. Stimiamo questo rischio nel 15-20% ed è per questo che raccomandiamo che i banchieri centrali stiano all’erta e tengano a disposizione gli strumenti per rispondere a questa situazione in termini di politica monetaria”.

La deflazione invece ringalluzzita sta lì, incombe, in barba ai policy maker. Teniamolo a mente. Incombe ancora la sovrapproduzione, tutta. La Terra, addirittura, inciampa contro un’impronta tanto profonda da farle lo sgambetto. La crisi degenera in crisi di sistema, tanto che nemmeno la solita crescita riesce a debellare. Quella crescita che mostra la corda che per rifocillarsi ha bisogno di trovare nuovi equilibri. Nuovi, appunto, per dare risposta pure a chi, con fiero cipiglio, dubita della crescita senza se, senza ma.

Bene, chi tra gli anzidetti agenti sarà in grado di dare adeguata risposta a tal imperativo? Ci sono i consumatori. Possono vantare un sacco di credito e passare quindi all’incasso. Quel ristoro, buono per rifocillare il potere d’acquisto che serve a fare quella spesa in grado di scongiurare la deflazione.

[1] Allarme rosso: lo segnala “l’impronta ecologica”, la spia dell’improduttività, messa lì a misurare l’area biologicamente produttiva necessaria per rigenerare le risorse impiegate dal genere umano e per riassorbirne i rifiuti prodotti.