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FIAT/ Marchionne, Renzi e il "rebus" su lavoro e investimenti

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Sergio Marchionne (Infophoto)  Sergio Marchionne (Infophoto)

Il piano industriale atteso per il 6 di maggio farà dunque chiarezza sulle strategie continentali. Tutto fa comunque pensare che Marchionne questa volta faccia sul serio circa il rilancio di Alfa Romeo: l’intenzione del manager italo-canadese trova conferme negli ambienti sindacali. Vero è che, se l’obiettivo dichiarato è la fascia premium del mercato, Alfa Romeo è sicuramente tra i prodotti interessanti in questo senso, insieme a Ferrari e Maserati. Lo stabilimento di Cassino, nell’ottica di uno sviluppo della produzione di Alfa, è quello che può essere totalmente rilanciato: attualmente si producono Delta, Giulietta e Bravo. Negli ultimi tre anni il volume della produzione si è dimezzato, passando da 130.000 a 65.000 auto.

Da una parte quindi il lusso Ferrari, Maserati e Alfa; dall’altra il marchio Fiat alle prese con una trasformazione: prodotti a valore aggiunto derivati da Panda e Cinquecento. Le antenne di Fiat-Chrysler sul mercato globale sono anche particolarmente attente all’espansione sul mercato cinese -dove il marchio Fiat sconta una storica debolezza - e a una crescita delle vendite in Europa.

Ricordiamo anche che è in atto la negoziazione del nuovo contratto di gruppo: è chiaro quindi che le parti sociali - per lo meno quelle che hanno firmato l’accordo precedente e che di conseguenza ne stanno discutendo il rinnovo - sono a conoscenza delle intenzioni di Fiat-Chrysler per quel che concerne la produzione 2014-2017 in Italia. Il contratto tuttavia sarà chiuso prima della presentazione del piano industriale.

Come abbiamo visto, le eccedenze non mancano negli stabilimenti italiani. È chiaro che non è colpa di Marchionne, in primis per gli anni difficili del mercato, in secondo luogo perché la Fiat è forse stata l’unica impresa a investire in Italia in modo serio negli ultimi anni. Marchionne non sarà simpatico agli italiani, ma l’azienda automobilistica che lui guida ha fatto la sua parte…

Piuttosto, nessuna notizia per le soluzioni di aiuto alle esportazioni promesse al mondo metalmeccanico nel 2012 da Monti. Sono però aumentate continuamente le tasse e gli interventi che hanno bloccato il mercato italiano, il più fermo d’Europa (è quello che perde di più). Questo grazie alle imposizioni fiscali adottate dai diversi governi che hanno colpito il settore dell’auto, vedi accise sulla benzina e tassazioni sull’acquisto delle auto. Per non parlare dei costi delle assicurazioni: rispetto all’Europa, l’Italia è mediamente al doppio (media italiana di 1.300 euro/anno per RCA contro i 650/anno della media europea).

Ora che si presenta una seria possibilità di investimento, Renzi considererà di fare qualche intervento che possa quantomeno facilitare le esportazioni?

 

in collaborazione con www.think-in.it



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