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FINANZA/ Così la moneta di Draghi può scongiurare un'altra crisi

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Non sono particolarmente preoccupato, anche se preferirei avere un’inflazione dello 0,5-0,6% in più, accompagnata da segnali più forti di risveglio produttivo. I segnali ci sono, ma l’effetto sulla domanda interna è ancora troppo debole. Sarei disposto a pagare una crescita più sostenuta anche con un leggero aumento dei prezzi, sempre però sotto il limite del 2%.

 

Giovedì si riunisce il board della Bce. Ritiene che debba adottare dei provvedimenti particolari?

La Bce dovrebbe immettere maggiori dosi di liquidità nel sistema. In questo caso lo fa acquistando titoli e pagandoli in contanti. L’ultimo intervento di questo tipo risale ai primi mesi del 2002, forse ora è venuto il momento di giocare nuovamente questa carta, studiando delle formule per cui la liquidità è erogata solo nel momento in cui le banche devono erogare dei prestiti alle imprese, evitando di lasciare la liquidità stessa giacente presso la banca centrale, e quindi senza effetti sull’economia.

 

Quanto conta l’apertura del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, sulle politiche espansive?

Le sue dichiarazioni mi hanno piacevolmente sorpreso, e rivelano che i tedeschi si rendono conto che l’inflazione così bassa presenta dei pericoli. Dovendo scegliere tra un pericolo d’inflazione, che nella realtà è molto lontano, e un pericolo di rallentamento eccessivo dell’economia, che è molto vicino, preferiscono un’inflazione lontana. Ciò che è quindi necessario è emettere una quantità di moneta leggermente superiore, pur tenendola sotto controllo.

 

(Pietro Vernizzi)

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