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SPY FINANZA/ La "croce" che mette paura ai mercati

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Certo, il dato che vediamo è quello del net outflows, il che comporta la possibilità che sostanziali inflows stiano arrivando da fondi di intermediazione obbligazionaria, ma il mercato obbligazionario sta inviando anche altri segnali, questa volta negativi per l’azionario. I rendimenti dei bond sovrani, infatti, stanno flirtando con quella che viene denominata “death cross”, fenomeno nel quale la media dello yield sul breve termine del Treasury a 10 anni attraversa al di sotto quella del lungo termine.

Esattamente come per l’Hindenburg Omen, altro segnalatore tecnico di crash azionari, non ci sono prove scientifiche certe della sua affidabilità ma negli ultimi anni la “croce” si è formata quattro volte e in tre occasioni ad essa sono seguite pesante sell-off sull’azionario: nel settembre 2007, settembre 2008, giugno 2010, quando la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona portò alla formazione di una nuova “croce” e ultima nel giugno 2011, quando la correzione fu tale da rischiare la collisione con un vero e proprio “bear market”.

Attualmente il rendimento del decennale Usa è attorno al 2,70%, ben al di sotto del 3% registrato tra la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno e il combinato con alcuni dati macro - ma soprattutto la drastica correzione patita dal Nasdaq - ci dicono che il mercato obbligazionario non pensa che la Fed sarà in grado di mantenere il suo atteggiamento da falco rispetto al “taper” e all’aumento dei tassi prospettato da Janet Yellen in persona. Ma, anzi, gli investitori in obbligazioni si attendono o lo stop del “taper” oppure addirittura la riattivazione del Qe a pieno regime a un certo punto della correzione. Anche perché lunedì, quando è apparsa la “death cross” sul decennale Usa, la stessa configurazione si è palesata anche sulla curva dello yield - ovvero la differenze di rendimento di bond con scadenze differenti - dell’obbligazione a 5 e 30 anni statunitense.

Ora, se c’è un caveat in questa situazione è capire se il trend attuale persisterà, perché una quasi “croce” venne notata anche nel maggio 2013, portando a predire un rendimento inferiore all’1% sul decennale Usa, ma i commenti quasi contemporanei della Fed riguardo l’inizio del “taper” innescarono automaticamente una risalita dei rendimenti. Capire questa situazione non è cosa di poco conto per chi investe in equity, perché alcuni analisti ritengono che se davvero il segnale tecnico di lunedì si tradurrà in una “death cross” conclamata potremmo andare incontro a una correzione dei corsi azionari almeno del 20%.

Il caso di Pimco vuole forse dirci qualcosa in più che la reazione degli investitori all’addio di Mohamed El-Erian? Il motto borsistico “sell in May and go away” troverà una conferma, un’anticipazione o una smentita? Sicuramente le minute del Fomc della Fed ci diranno qualcosa di più. 


COMMENTI
10/04/2014 - A proposito del PS (Giuseppe Crippa)

Bottarelli avrebbe perfettamente ragione se il tasso di disoccupazione negli anni precedenti la crisi greca fosse realistico, invece era “drogato” (al ribasso) da tanti posti di lavoro statali economicamente non motivati. Grazie comunque per l’articolo, molto interessante come sempre.